Blitz anti 'ndrangheta nel Vibonese: le accuse all'avvocato "informatore" delle cosche (NOME)
"Avrebbe contribuito in modo concreto al rafforzamento, alla conservazione e al perseguimento degli scopi della 'ndrangheta nella provincia di Vibo e in altre zone della Calabria, nazionali ed estere, pur non facendone formalmente parte". E' questa l'accusa mossa al noto avvocato Francesco Sabatino, arrestato nel contesto del maxi blitz denominato "Maestrale 2", che ha portato all'arresto di 81 persone e all'emanazione di 84 misure cautelari.
L'avvocato "avrebbe instaurato relazioni dirette e personali con i vertici delle cosche Mancuso, Pardea Ranisi, Galati e Accorinti, interagendo con figure di spicco come il boss Luigi Mancuso, Pantaleone Mancuso, Domenico Macrì, Michele Galati, Giuseppe Antonio Accorinti e altri membri delle cosche". Per questo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo le carte dell'inchiesta, "Sabatino avrebbe partecipato a incontri conviviali con latitanti di spicco dell'associazione o con membri sottoposti a restrizioni, facilitando in una specifica occasione Giuseppe Antonio Accorinti ad eludere i controlli della Polizia".
Insomma, delle relazioni collusive che avrebbero permesso alla 'ndrangheta di "sfuggire alle attività investigative e di ottenere informazioni riservate", grazie alla posizione di avvocato di Sabatino. Si sostiene anche che il professionista avrebbe fornito "alla criminalità organizzata informazioni su indagini in corso, talvolta coperte da segreto istruttorio". La Dda sostiene che Sabatino avrebbe "comunicato informazioni investigative ai membri dell'organizzazione attraverso il suo ruolo di difensore legale per altri esponenti della criminalità organizzata, fungendo da canale di comunicazione con il mondo esterno quando gli stessi erano detenuti in carcere e trasmettendo messaggi attraverso colloqui difensivi con altri detenuti".
