Muore Enrico Fierro, giornalista amante della Calabria: "Raccontare le cose per cambiarle"
È morto ieri Roma, dopo una malattia breve e feroce, il giornalista e scrittore Enrico Fierro. Aveva 69 anni, era campano ma aveva un rapporto di amore con la Calabria. Dopo la stagione dell'impegno politico militante nel Pci, l'arrivo al quotidiano l'Unità, dove diventa inviato speciale. Poi una lunga esperienza al Fatto. E, un anno fa, il passaggio al Domani. Autore di libri e documentari per la televisione, ha raccontato guerre e attentati brigatisti, congressi di partito e terremoti, guardando sempre con attenzione al Meridione e ai suoi problemi. Nel luglio scorso ha portato in scena lo spettacolo teatrale Riace Social Blues, che raccontava l'esperienza del sindaco Mimmo Lucano. Lascia cinque figli.
Il modo migliore per ricordarlo ci sembra usare le parole del suo ultimo direttore, Stefano Feltri, che sulle colonne di Domani (QUI l'articolo completo) ne ha fatto un ritratto che descrive bene l'uomo e il giornalista che era Enrico Fierro: "Avrebbe potuto curarsi, fare qualche esame per tempo, e forse oggi, chissà, non mi troverei a scrivere queste righe. E invece che vedere i medici - scrive Stefano Feltri - ha passato l’estate a portare in giro per l’Italia uno spettacolo sulla vicenda di Mimmo Lucano, Riace Social Blues, con Cosimo Damiano Damato e Lucia Scarabino. Perché Fierro credeva davvero che raccontare le cose serva a cambiarle. Un atto civile, molto più che un lavoro".
"Era in ospedale, Enrico, ma da lì ha firmato, con Cosimo Damiano Damato, un articolo che condensava il loro spettacolo e difendeva Lucano. Perché - spiega il direttore di Domani - oltre all’amore della figlia Rossella, forse l’unica cosa che poteva farlo stare meglio anche nelle condizioni terribili in cui si trovava era sapere che combatteva un po’ anche da lì, da un letto nel quale aspettava diagnosi sempre peggiori".

"Le vite dei giornalisti spesso si consumano con la stessa rapidità dei loro articoli. Quella di Enrico ha lasciato invece una traccia indelebile, perché ha fissato uno standard etico e morale per tutti noi che abbiamo condiviso un pezzo, breve o lungo, della sua storia umana e professionale. Se per lui il giornalismo era questo sforzo civile costante, disperato ed eroico - conclude Feltri - com’è possibile che per qualcuno sia soltanto un lavoro per pagare il mutuo o guadagnare qualche follower?".
