#NATUZZA/ Così Maria indicò la rotta verso la Fondazione
A don Pasquale Barone nel dicembre del 1986 la mistica rivelò il progetto di cui la Vergine le aveva parlato nel lontano 1944. Il sacerdote: "Quelle parole mi cambiarono la vita"
di VINCENZO VARONE
Natuzza Evolo e don Pasquale Barone. Due percorsi sulle vie del Vangelo, due storie che si incontrano e si incrociano nella Paravati degli anni Ottanta illuminata dalle luci di un progetto umanitario ispirato dalla Vergine Maria e vissuto da entrambi con la forza de Bene.
L'inizio di un cammino. E’ il 1986. Il calendario segna la data del quattro dicembre. Alla festa dell’Immacolata concezione, particolarmente sentita dalla comunità locale, mancano esattamente quattro giorni. Natuzza dalla sua casa di via Nazionale chiama don Pasquale per invitarlo a dare vita all’opera, di cui la Madonna le aveva parlato nel lontano 1944. E’ l’inizio di un cammino che si concretizza il 13 maggio 1987, con l’assenso del vescovo di Mileto-Nicotra-Tropea di allora monsignor Domenico Tarcisio Cortese. E’ questa, infatti, la data ufficiale in cui nei locali della casa parrocchiale, in via Chiesa al civico n. 2, innanzi all’avvocato Nunzio Naso, notaio in Vibo Valentia, viene costituita l’associazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime” che successivamente sarebbe divenuta fondazione di religione e di culto.
Un'esperienza indimenticabile.“Quei giorni – afferma oggi don Pasquale Barone – mi cambiarono completamente la vita”. Il suoi ricordi vanno indietro nel tempo e si posano, sin da subito, sulla figura di Fortunata Evolo. “Mamma Natuzza – afferma don Barone – è stata sempre una donna semplice e forte, che non si è mai lasciata strumentalizzare da nessuno. Una grande mistica che non veniva dal convento ma dell’esperienza forte della famiglia. Durante il suo cammino terreno ci ha offerto una lezione di vita e un messaggio di speranza che invita tutti noi ad accendere nei cuori la fiducia e la certezza che il bene è possibile”.
L'iter spirituale. Don Pasquale, cresciuto a Piana delle Querce sulla statale 18 nel Comune di San Calogero dove i genitori erano stati fittavoli di alcuni poderi, è stato sempre, sin dagli anni del seminario, un uomo concreto accompagnato delle buone letture e dagli insegnamenti del Servo di Dio don Primo Mazzolari e Giorgio La Pira, il sindaco di Firenze che soleva ripetere: “Bisogna avere più fede in Dio e credere di più nella povera gente; nella gente che lavora, che fa sacrifici, che ha sofferenze, che si sente emarginata ai margini dei problemi”.
Vita in tappe. Nella carta d’identità anagrafica e religiosa dell’ex parroco di Paravati - si legge che è nato a San Calogero il 7 ottobre del 1938 e che è stato ordinato sacerdote il 29 giugno del 1963 da monsignor Vincenzo De Chiara nella chiesa cattedrale di Mileto. Le cronache del tempo riportano che insieme a lui quel giorno divennero presbiteri monsignor Giuseppe Fiorillo che sarebbe poi diventato arciprete del Duomo di San Leoluca di Vibo Valentia, don Benedetto Ciardullo e don Giovanni Pellizzeri. La prima parrocchia dell’allora giovane parroco fu Comparni, frazione di Mileto. “Arrivai in paese – ricorda don Barone – la sera dell’11 ottobre 1964, accolto da pochi ragazzi sulla piazzetta della chiesa. L’unica strada in entrata e in uscita del piccolo centro non era ancora bitumata. L’erogazione dell’acqua alle famiglie era assicurata da due fontane pubbliche alle estremità del paese. Trascorsi due anni mi venne anche affidata la parrocchia di San Giovanni”. Dopo circa 17 anni don Barone venne inviato a Paravati, in sostituzione del compianto don Salvatore Sangeniti, nominato nel frattempo rettore del seminario vescovile di Mileto.
Incontri ecumenici. A Paravati, don Barone, il quale nel 1987 diventerà anche il presidente della fondazione, dopo alcuni anni di ricerca interiore della verità sulla mistica con le stimmate, si ritrova a camminare insieme anche con i nuovi parrocchiani provenienti da ogni parte che fanno riferimento a Fortunata Evolo. “Da allora –afferma don Pasquale – non ho saputo più dove sono i confini spirituali della parrocchia di Paravati. Significa che qui, con la promessa della Madonna a Mamma Natuzza , la storia ha voltato definitivamente pagina ed ha aperto la strada ad un futuro pieno di speranza”. Tutto questo dopo che lo stesso don Barone, come ammetterà qualche anno più tardi, aveva manifestato più di una perplessità sul mistero che circonda le colline e gli uliveti di Paravati. “Con tutta sincerità devo ammettere che nei confronti di Natuzza, ero segnato da forti pregiudizi, con una risolutezza quanto meno ingiustificata. Tra me e Fortunata Evolo non ci doveva essere alcun contatto. Chi mi autorizzasse a tanto – afferma, con grande umiltà, il parroco emerito di Paravati – sinceramente non lo so. Così oggi pensando alla mia spregiudicatezza giovanile , mi faccio rosso e riconosco che il legno verde ha fatto un po’ di fumo”.
Il momento cruciale. Poi la svolta radicale ”nella comprensione del fenomeno mistico come benedizione e responsabilità, con una dichiarazione di disponibilità, al termine di una ricerca lunga, solitaria e tormentata, ma anche approfondita, onesta e rispettosa”, che porterà il parroco della comunità della Madonna degli Angeli ad abbracciare il grande progetto umanitario di Mamma Natuzza. “Nell’età che pensa – osserva il sacerdote – ho imparato a guardare le cosa dal punto di vista di Dio, accettando, con la lucerna accesa sul monte, il suo disegno di amore sulla comunità di Paravati. Ed oggi, nella nuova realtà di Paravati, mi sembra di vivere in una sorta di terra promessa dove scorre latte e miele, per il godimento dello spirito assetato d’infinito. Così parafrasando il titolo famoso di un libro testimonianza di un grande convertito del nostro tempo, oggi posso dire con tutta consapevolezza che il mistero di Natuzza Evolo esiste. Io - ci confida don Pasquale- l’ho incontrato”.
Due mesi fa, don Barone ha lasciato la guida della parrocchia della Madonna degli Angeli per dedicarsi a tempo pieno, insieme a padre Michele Cordiano, alla fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, di cui è presidente sin dalla nascita. Per don Pasquale una nuova stagione da vivere, sempre più a stretto contatto con i numerosi pellegrini che ogni giorno raggiungono Paravati, con la forza dirompente della Fede. “Oggi Natuzza - ci dice il presidente della fondazione - è una lampada che arde e risplende sul colle di Paravati, per fare luce al cammino dei cercatori di Dio, nella chiesa di Papa Francesco”. Recita il canto che risuona nella Villa della Gioia: “Venite a me, voi umili e oppressi, venite ed io vi ristorerò”. E la gente accorre.
