Sparatoria e inseguimenti a Rizziconi, condannato Luigi Barone
Inferti 4 anni e tre mesi, ma il reato è stato derubricato da tentato omicidio a danneggiamento aggravato dall'uso delle armi
Nella giornata di ieri il Tribunale di Palmi ha condannato Luigi Barone (difeso dagli avvocati Angelo Sorace e Sabrina Ienco) a 4 anni e tre mesi di carcere. Il rizziconese era accusato in concorso per gli stessi reati con suo cognato Paolo Mercuri , condannato a 10 anni nel processo con il rito abbreviato. Il collegio del tribunale di Palmi, nella sentenza contro Barone, ha derubricato il tentato omicidio in danneggiamento aggravato dall’uso dell’arma.
Sparatoria e inseguimenti I fatti risalgono al 26 settembre 2013. Quella sera, intorno alle 20.45, un gruppo di carabinieri in libera uscita si accorgono di un camion e una macchina nera fermi, mentre un’altra auto stava ripartendo in quel momento facendo inversione di marcia. Fuori dall’auto nera c’era un uomo che imbracciava un fucile e sparava contro l’altra macchina colpendola più volte. I carabinieri erano disarmati, quindi, con discrezione si misero sulle tracce dell’Audi nera che nel frattempo era ripartita, mentre a distanza il camion nel tentativo di superare un furgone lo speronava e poco dopo alcuni uomini abbandonavano l’autocarro dandosi alla fuga.
Sequestro dell'uomo sbagliato Il furgone restava bloccato e il conducente minacciato veniva fatto scendere da uno degli uomini che viaggiavano sull’auto nera e fatto salire a bordo, perché sbagliando lo consideravano coinvolto nel furto del camion. Subito dopo l’Audi A6 riprendeva la corsa seminando l’auto dei carabinieri.
Il riconoscimento di Mercuri I militari, però, avevano preso il numero di targa e grazie a quello riuscirono a risalire a Mercuri che, il giorno dopo, venne arrestato. Dall’esame del suo cellulare, gli investigatori riuscirono ricostruire la vicenda scoprendo che mentre Mercuri percorreva la strada di ritorno a casa dopo essere stato in visita dai cognati a contrada Spina, aveva incrociato uno dei suoi camion. Dopo avere telefonato al fratello aveva chiamato il cognato Barone, era ritornato indietro per lasciare la famiglia e insieme si erano messi sulle tracce del camion. Il 5 ottobre, infine, i carabinieri arrestarono Barone.
