Omicidio nel Vibonese: così Moscato e Mantella inchiodarono "i responsabili"
L'omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi matura all'interno degli ambienti criminali vibonesi. Ne hanno dato conto, tempo addietro, due dei quattro collaboratori di giustizia che hanno consentito alla Direzione distrettuale antimafia di arrivare all'operazione Outset di questa mattina. Convergono perfettamente le dichiarazioni di Raffaele Moscato e Andrea Mantella.
Le dichiarazioni di Moscato. Il primo ha sostenuto che a compiere l'agguato mortale a Pugliese Carchedi siano stati "Rosario Mantino, Rosario Fiorillo, detto "Pulcino", Michele Fiorillo, detto "Zarrillo", e Davide Fortuna come ritorsione per una precedente intimidazione". Il pentito riferisce come sia stata la vittima a mettere in atto "un'azione provocatoria", la sera stessa dell'omicidio. "Con atteggiamento di sfida, infatti, Puglise-Carchedi era sceso da una Lancia Y insieme Francesco Macrì per andare a prendere un caffè al bar Ciros' di Vibo Marina". In quel frangente, "Davide Fortuna, Michele Fiorillo e Rosario Fiorillo si erano allontanati dal posto per ritornarvi dopo una decina di minuti". Fortuna, vittima della faida del Mesima nel 2012, "aveva chiesto una macchina in prestito" a Moscato che, "intuendo volessero fare qualcosa a Pugliese, gliela aveva negata". Molto tempo dopo, a distanza di qualche giorno dall'omicidio di Fortunato Patania, a Moscato sarebbe stato proprio Rosario Fiorillo a chiarire i dettagli dell'agguato, mentre era in compagnia di Rosario Battaglia. "Ci disse - ha riferito il collaboratore di giustizia - che avevano avuto il tempo di andare a Piscopio e prendere altre armi. Rosario Fiorillo mi ha raccontato che per poter sparare meglio si era tenuto con la mano dal maniglione posto sopra uno degli sportelli, lamentandosi del fatto che aveva potuto lasciare le impronte digitali". Ha raccontato, inoltre, "che lungo il tragitto, avevano più volte tamponato la Lancia Y su cui viaggiava la vittima unitamente a Francesco Macrì e che quest'ultimo si è allontanato lanciandosi sotto il burrone, mentre la Renault 5 è stata sotterrata dai componenti del Commando in una cava nella zona di Porto Salvo". La mattina successiva, Davide Fortuna, avrebbe ironizzato con Moscato che "Pugliese è volato in cielo, Macrì nel burrone".
Le dichiarazioni di Montella. Le dichiarazioni di Raffaele Moscato hanno trovato perfetta rispondenza in quelle di Andrea Mantella. Il collaboratore di giustizia soprannominato "A Guscia", ha riferito che " ad eseguire l'omicidio sono stati Rosario Fiorillo detto Pulcino e il figlio di Nato Mantino, Rosario ed un terzo componente di cui non sapeva le generalità". Due le sue fonti: Francesco Macrì e Francesco Scrugli. Macrì riferì a Mantella che lui e la vittima, cioè Pugliese-Carchedi, "andati via dalla piazza di Pizzo, dopo la discesa, hanno incontrrato Rosario Fiorillo che gli si è posto davanti con la pistola. Quindi loro sono andati via e li hanno inseguiti e sparati. Lui rimase ferito ad una natica e per lo spavento scappò via".
Il delitto d'onore. Emerge anche il ruolo di Nazzareno Felice. Quest'ultimo, dopo il tentato omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi, "ha continuato ad avere il chiodo fisso - ha riferito Mantella - di doverlo uccidere, tanto è vero che con lui, con Gregorio Gasparro e Pino Galati ne abbiamo parlato in alcune occasioni di pranzi nel luogo in cui io ero latitante a Sant'Onofrio, presso l'azienda di Basilio Griffi". Il motivo era legato alla relazione extraconiugale che Pugliese-Carchedi continuava ad avere con la figlia nonostante le rimostranze della famiglia.
