Il consigliere comunale del Pd a Vibo va all'attacco dell'amministrazione comunale che ha prontamente reagito chiedendo la revoca della convenzione entro un anno. A suo dire, "Costa agisce di pancia"

Un’operazione che continua a destare più di qualche dubbio quella dell’ex soprintendente Maria Teresa Iannelli che ha trasferito una serie di reperti in cassette dal museo di Vibo a quello di Soriano Calabro. La protesta si allarga a macchia d’olio. Da Vibo a Tropea, passando per Mileto. Dopo la delibera del sindaco Elio Costa e la lettera al ministro Franceschini del primo cittadino della perla del Tirreno Giuseppe Rodolico, anche l’amministrazione di Mileto promette un impegno fattivo per recuperare presto i reperti della collezione Bulzomì.

Il gioco delle parti.  Giovanni Russo, consigliere del Pd a Vibo, va all’attacco dei rappresentanti istituzionali della città capoluogo, accusati di mancanza di programmazione, sposando l’idea di una Rete museale sul modello del “piccolo Louvre”. Il museo portato ad esempio per capire "quanto sbagliate siano le scelte di Costa – attacca l’eletto del Pd - è il Musée Louvre Lens, il "fratello minore" del più famoso Louvre, sorto grazie alla ricollocazione delle opere che non potevano trovare spazio nel più famoso e importante fratello maggiore". Oggi a Lens " arrivano centinaia di migliaia visitatori, che non sarebbero mai andati senza il "piccolo" Louvre". Da qui una serie di interrogativi: "Credete che se un turista dovesse andare a Soriano per vedere il costituendo polo museale più importante della Calabria poi non continuerebbe la sua visita a Vibo? Oppure non sceglierebbe un ristorante o un hotel nella provincia? L'approccio della Giunta vibonese è quello della guerra tra poveri quando invece dietro si possono vedere molte potenzialità. A Soriano – attacca Russo - hanno fatto quello che Vibo (purtroppo) non ha mai fatto, ovvero ottenere finanziamenti in cultura e scrivere progetti di rilancio turistico, invece di impedirgli di prendere dei pezzi che Vibo custodisce nei magazzini perché non pensiamo di mettere in rete quelli che abbiamo?”

Mileto insorge. I ritardi atavici del capoluogo e di altre comunità in materia di valorizzazione dei beni, non bastano a giustificare il trasferimento di una mole ingente di materiale archeologico nel centro delle Preserre. Ne è convinto l’assessore alla Cultura del Comune di Mileto Francesco Schimmenti, pronto ad impegnarsi per far rientrare i beni, pur trattandosi di una collezione privata nella propria terra d’origine”.

L'affondo. Anche in quella che fu la capitale normanna, tuttavia, non mancano polemiche. L’ex presidente della Pro loco Francesco Gangemi si chiede se “gli amministratori di Mileto sono a conoscenza di quello che sta succedendo a Soriano, oppure vivono in un deserto? In questo anno e mezzo di governo - attacca - non si sono preoccupati di tutela di beni culturali, hanno fatto altro. Il piano di recupero del centro storico, strumento urbanistico di tutela della città della fine del 700, non è più in vigore a causa dell’adozione di un Psc non rispettoso di questo importantissimo strumento attuativo. E ancora, palazzo ex episcopio, le Guglie, il museo statale, versano in stato di abbandono. Mentre al parco archeologico i lavori sono stati conclusi, ma il bando di gestione è andato deserto”. Il tutto mentre le collezioni miletesi finiscono sul versante opposto della Provincia nell’indifferenza generale. “Da cittadino miletese, rispettoso della storia e della cultura del paese, chiedo alla giunta comunale - chiosa Gangemi - di seguire la stessa strada di Vibo, in modo da porsi contro la parcellizzazione delle risorse archeologiche. È assurdo ed inaccettabile, infatti, privare il Museo di Mileto di reperti di valore storico artistico trovati sul territorio, soprattutto in virtù del fatto che la struttura è predisposta in toto ad offrire la consona fruizione ad eventuali visitatori e studiosi”.