Omicidio Cricrì nel Vibonese, il pubblico ministero chiede vent'anni di carcere
Ieri la requisitoria al Tribunale di Vibo Valentia nei confronti di Alfonsino Ciancio, attualmente detenuto agli arresti domiciliari
Un delitto che secondo il pubblico ministero sarebbe stato generato da motivi esclusivamente passionali. Prosegue il processo sulla morte di Giuseppe Damiano Cricrì, il quarantotttenne di Melicuccà di Dinami, ucciso e dato alle fiamme nella notte del 21 ottobre 2013. Ieri la requisitoria del pubblico ministero dinanzi ai giudici del Tribunale di Vibo Valentia tesa a dimostrare le responsabilità di Alfonsino Ciancio, 28 anni di Gerocarne, attualmente agli arresti domiciliari. L'uomo deve rispondere di omicidio e distruzione di cadavere in concorso con la mamma, Liberata Gallace di 52 anni e a Fiore D'Elia, 64 anni, entrambi di Gerocarne che rispondono in Corte d'Assise dell'orrendo delitto.
A conclusione della sua requisitoria, il pubblico ministero Benedetta Callea, davanti al gup Lorenzo Barracco, nell'ambito del processo che si sta tenendo con rito abbreviato, ha chiesto per il presunto responsabile una condanna a vent'anni di carcere, considerando lo sconto di un terzo della pena. Prossima udienza il 19 luglio. Quando a parlare saranno gli avvocati della difesa.
Dalla ricostruzione degli inquirenti, emerge che Cricrì avrebbe stretto una relazione sentimentale proprio con Liberata Gallace, a sua volta separata dal marito. Ma quando la vittima avrebbe deciso di troncare la storia, sarebbe scattato il piano per l'eliminazione dell'uomo messo in atto in località Bosco di Dinami. In una zona isolata, Cricrì sarebbe stato prima picchiato, poi ucciso e dato alle fiamme dentro la sua autovettura.
