di Alessandro Caruso Frezza

Con la presente nota, vorrei intervenire sulla problematica “strisce blu” e lo voglio fare esclusivamente esercitando il mio (come quello della totalità dei miei compaesani) status di cittadino. A tal fine premetto che questa nota non vuole essere né contro l’attuale “Opposizione consiliare”, che, appena ieri, ha chiesto con urgenza che vengano nuovamente attivate le strisce blu nella città di Vibo Valentia, né a favore dell’Amministrazione comunale in carica, che, pure appena ieri, sembra non sia stata propensa a tale attivazione.
Scopo della presente nota è, infatti, solo quello di inserire la problematica nella giusta cornice (di rispetto dei diritti e della dignità di noi cittadini).
Inizio con il ricordare che le strade e le piazze sono beni pubblici, cioè beni rispetto ai quali tutti i cittadini hanno diritto all’uso generalizzato, gratuito e libero, la cui manutenzione e conservazione è garantita dal generale prelievo fiscale (locale e nazionale), in rapporto ai redditi da ciascuno prodotti o al proprio patrimonio immobiliare, e NON dagli incassi delle sanzioni del codice della strada, qualora esse siano comminate creando ad hoc presupposti impositivi (p.es. le strisce blu, là dove si potrebbe operare diversamente) per mere esigenze di cassa comunale. Osservo che limitare tale diritto di uso generalizzato, gratuito e libero dei beni pubblici equivale a limitare i diritti di cittadinanza e a trasformare nella sostanza tali beni in “beni privati”, cioè in occasione privilegiata di “profitti” per pochi soggetti. Proseguo con il ricordare che cosa accadde nel precedente periodo di attivazione e di gestione delle strisce blu nella città di Vibo Valentia (istituite nell’anno 2017 dall’Amministrazione Costa e con contratto di concessione attualmente scaduto): parchimetri con la scritta “fuori servizio”, utili tuttavia a far comminare, da agenti con la capacità di materializzarsi improvvisamente e poi sparire come fantasmi, centinaia e centinaia di multe, nel mentre eravamo impegnati nel tragitto a/r fra il parchimetro non funzionate ed il primo esercizio commerciale in cui comprare “il grattino” .

Informo che anche a me capitò questo, esattamente il 29.01.2022, ma che mi potetti permettere (essendo avvocato e, purtroppo, a differenza di molti miei concittadini che furono costretti a pagare) di impugnare quella multa di € 90,00 e di farla annullare dal Giudice di Pace di Vibo Valentia (16.12.2022), rilevando una miriade di profili di illegittimità di quella sanzione (art. 157/6-8 Codice della Strada: “avere lasciato l’auto in zona ove la sosta è permessa per un tempo limitato senza porre in funzione dispositivo controllo durata sosta”), nonché della stessa gestione di quei parcheggi, compreso l’illegittimo uso dei grattini, l’illegittima omessa riparazione dei parchimetri, l’illegittimo avere contrassegnato con strisce blu stalli non autorizzati.
Informo che le percentuali degli incassi di quei parcheggi a favore dell’allora concessionario si attestarono in percentuali così alte, che rimasero per il Comune solo briciole, a fronte di migliaia e migliaia di euro prelevate dalle tasche di noi cittadini a titolo di sanzioni, oltre che a titolo di “soste a pagamento”.

Ipotizzo che la quantità degli incassi dei grattini venduti sia stata di ben più difficile monitoraggio rispetto ai dati di precisa misurazione dei parchimetri, che però rimasero eternamente non funzionanti in quasi tutta la città. Evidenzio che il buon, efficiente ed efficace esercizio dei poteri pubblici è solo quello che realizza il giusto bilanciamento degli interessi contrapposti e che, quindi, a fronte di un bene pubblico, né il Comune può farsi vessatore dei cittadini per esigenze di mera cassa, né designatore di privati quali effettivi beneficiari di tal bene pubblico, quale fonte di loro ingenti guadagni.

Informo che fra “le strisce bianche” e le “strisce blu” vi è una valida “terza via”: il disco orario. Esso consente di parcheggiare gratuitamente (ecco l’esercizio dei diritti di cittadinanza rispetto ad un bene pubblico), ma entro un limite orario prefissato, scaduto il quale si viene multati (qui la multa è tutela, in quel luogo, del pari esercizio del diritto di cittadinanza da parte di altri cittadini).

In tal guisa non si annullano o fortemente comprimono i diritti di cittadinanza, ma nello stesso tempo, grazie al turn over orario, si consente l’accesso ai luoghi di maggiore interesse commerciale o turistico o del tempo libero al numero più alto possibile di persone, incoraggiandole ad ivi recarsi. Il disco orario è “terza via” praticata nelle principali e più evolute città europee.
Può esserlo, anzi deve esserlo (come esempio di buona, efficiente ed efficace azione amministrativa e segno che fa la differenza) anche nella nostra città.

* Avvocato