Cede patrimonio a parenti per eludere fisco: sequestro ad imprenditore (VIDEO)
Quote societarie di alberghi e villaggi turistici, appartamenti e terreni nella zona di Capo Vaticano: sigilli ad un "tesoro" di 3 milioni di euro
Ammonta a circa 3 milioni di euro il sequestro preventivo di beni disposto dal gip del Tribunale di Vibo Valentia Anna Rombolà nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza.
I beni sequestrati. Sotto chiave sono finite le quote di quattro società (alberghi e villaggi turistici), che nell'ultimo quinquennio hanno avuto un fatturato complessivo superiore ai 25 milioni di euro, appartamenti, fabbricati e sei ettari di terreni ubicati tutti nella zona di Capo Vaticano. Le quote societarie sequestrate interessano invece alcune strutture turistiche ed alberghiere ubicate a Santa Maria di Ricadi ed a Santa Domenica di Ricadi, oltre ad un'impresa edile - attiva anche nel calcestruzzo - ubicata in una contrada del comune di Spilinga. Al centro dell'inchiesta un noto imprenditore turistico, Tommaso Pugliese, 76 anni, detto "U Giarra", gia' noto alle forze dell'ordine, residente a Spilinga, ma operante da anni a Ricadi nel settore alberghiero e dei villaggi turistici e nel settore edile.
L'inchiesta. Secondo quanto emerso dall'indagine condotta dalle Fiamme gialle, l'imprenditore ha accumulato debiti per circa sei milioni di euro. Per sottrarre il suo patrimonio all'azione del fisco e ad un'eventuale istanza di fallimento, Tommaso Pugliese ha dapprima chiuso la società cancellandola dal Registro delle Imprese e, quindi, messo in atto una serie di attività ritenute anomale come donazioni, vendite simulate di immobili, compravendita di terreni e di quote di partecipazione sociali. Ad insospettire gli investigatori del Nucleo di Polizia tributaria è stato un particolare: i beneficiari di queste attività erano i membri della stessa famiglia dell'imprenditore.
L'indagine. Acquisita tutta la documentazione, l’attenzione dei Finanzieri si è focalizzata, in un primo momento, sul complesso delle imprese e società riconducibili all'imprenditore di Spilinga rilevando che due società del gruppo evidenziavano debiti fiscali per alcuni milioni di euro. Subito dopo la rilevazione delle esposizioni debitorie, le due società hanno richiesto una rateizzazione del debito con l’intenzione di estinguerlo ed iniziando a pagare. Dopo l’avvio del piano di rientro richiesto dal gruppo, l’attività si è quindi focalizzata sul debito fiscale accertando che Pugliese, nel corso di un biennio, aveva posto in essere (tra compravendite e donazioni) circa 8 negozi giuridici, alienando, a favore di figli e affini, terreni e fabbricati per un valore di 2 milioni di euro e quote di quattro società con il preciso intento di sottrarre fraudolentemente le suddette garanzie patrimoniali, al pagamento delle imposte.
Il sequestro. A questo punto il sostituto procuratore Concettina Iannazzo, titolare del fascicolo d’indagine, ha richiesto al gip Anna Rombolà il sequestro dei cespiti oggetto delle cessioni di beni effettuate con le finalità fraudolente. L’attività scaturisce da indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, in considerazione dell’entità e della gravità dei casi di fallimento (60 nel solo 2015), della diffusa prassi presente sul territorio di non pagare i debiti tributari maturati nel tempo e, contestualmente, di sottrarre, con manovre fraudolente, i beni di impresa alle garanzie dell’Erario. “L'operazione odierna è una vicenda esemplificativa di quanto accade sul territorio”: ha commentato in conferenza stampa il procuratore Mario Spagnuolo. (m.f.)
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