Invitato il pubblico ministero a riformulare il capo d'imputazione di omicidio contestato ad alcuni imputati

Si cerca di far luce sull'omicidio di Nicola Colloca, l'infermiere di Vibo Valentia, il cui cadavere venne ritrovato carbonizzato il 25 settembre 2010. Il giudice per l'udienza preliminare ha ammesso la costituzione di parte civile dei familiari nei riguardi di tutti gli imputati. A rappresentare Antonio Colloca, Francesca Giuseppina Colloca e Caterina Panzitta. Il gup -accogliendo l'eccezione di nullità della richiesta di rinvio a giudizio sollevata dall'avvocato Francesco Muzzupappa - ha poi invitato il pubblico ministero a riformulare il capo d'imputazione di omicidio contestato ad alcuni imputati. L'udienza preliminare è stata aggiornata al 24 ottobre prossimo. Nel frattempo il pm potrà integrare e specificare le condotte dei singoli imputati.

La ricostruzione dell'omicidio. Nicola Colloca sarebbe stato ucciso con un corpo contundente in testa che ha provocato "un trauma cranico cranico contusivo e fratturativo sulla porzione sinistra della volta cranica, tra da produrrei conseguenze encefaliche ed emorragiche". Il cadavere dell'infermiere venne ritrovato in una pineta tra Pizzo e Sant'Onofrio nel settembre del 2010 all'interno della sua auto un Opel Corsa completamente distrutta dalle fiamme. Da qui l'ipotesi di distruzione di cadavere contestata a sei degli otto indagati, in pratica ai suoi più stretti congiunti: moglie, figlio e cognati. L'ipotesi degli inquirenti è ormai chiara: Nicola Colloca sarebbe stato colpito con un oggetto, caricato a bordo della sua auto e bruciato ancor prima della morte causata dall’emorraggia alla testa mentre l’incendio divampava.

Il movente. Ma perché Nicola Colloca è stato ucciso? Secondo gli inquirenti l'omicidio dell'infermiere sarebbe maturato in ambito familiare e sarebbe da ricondurre a motivi di carattere economico, in particolare a questioni legati all'eredità di circa 200 mila euro, i risparmi accumulati in una vita dall'infermiere.