Pd, assemblea con pochi sussulti e tanti silenzi. Domani l'annuncio della segreteria regionale
A Camigliatello analizzata sommariamente la sconfitta alle amministrative. Sotto la lente d'ingrandimento, pure il congresso provinciale di Vibo. Lo sfogo di Michele Soriano
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Non è arrivato alcuno scossone dall'assemblea regionale del Partito democratico che si è conclusa ieri a Camigliatello Silano. Tutto sommato, sono state confermate alleanze figlie di vecchi equilibri, necessari per evitare il collasso di una regione comunque in balia delle onde. Ad ogni modo, prima ancora che le presenze, sono state le assenze a farsi notare. Non si è visto, infatti, Carlo Guccione. Il primo degli eletti alle ultime regionali, poi sonoramente battuto a Cosenza, ha preferito disertare l'assise. Nessuna traccia nemmeno di Mimmo Bevacqua. In sala, ma in religioso silenzio, Marco Minniti, uno dei trade union tra la Calabria e Roma. Nessuna traccia, neppure del vibonese Bruno Censore.

Coppia collaudata. A menare le danze, sono stati Ernesto Magorno e Mario Oliverio. Entrambi pronti a darsi pacche sulle spalle, quasi per sdrammatizzare lo stato comatoso del partito che non ricorda nemmeno lontanamente la gioiosa macchina da guerra di un paio d'anni addietro. Il segretario regionale si è limitato ad annunciare che domani presenterà la segreteria regionale che avrà il compito di far riscaldare i motori ad un partito chiuso sui territori.
Le sconfitte alle amministrative. Al di là della campagna per il referendum costituzionale, neppure così semplice da portare avanti in queste condizioni, tutt'altro che compatto tra i dem il fronte del Sì, sotto la lente d'ingrandimento sono ritornate le recenti batoste elettorali. Da Cosenza a Crotone, d'altronde, sono arrivate soltanto brutte notizie per il Partito democratico. E le urne, in periferia non sono state più clementi che nei centri di riferimento. Marco Ambrogio è stato uno di quelli che hanno messo in risalto la debacle a Camigliatello, come per dire che forse è necessario resettare un po' tutto piuttosto che mandare avanti la barca in questo modo.
Il congresso a Vibo. C'è stato modo anche per analizzare i lavori del congresso provinciale di Vibo Valentia. Lunedì scorso Vincenzo Insardà è stato eletto segretario, ma le assenze di tutte le componenti di opposizione interna, da De Nisi a Soriano, passando per Lo Schiavo e Callipo, ha indotto la Commissione di Garanzia a rinviare l'elezione degli organismi.
L'arringa. A Camigliatello, parole durissime sull'assise vibonese sono state pronunciate da Michele Soriano che ha sottolineato come tutto si sia svolto, a partire da alcune assemblee di circolo, in modo irregolare e antidemocratico. Concetti già espressi nei giorni scorsi. Quest'ultimo, peraltro, a conclusione dei lavori congressuali aveva replicato in maniera secca alle affermazioni
del neo-segretario Vincenzo Insardà secondo cui il Pd "perde in Calabria perchè rifiuta di allearsi con la 'ndrangheta". Nient'affatto. Secondo Soriano "il Pd perde perché è lontano dai bisogni della gente, perché non sa proporsi come forza che risolve i problemi della comunità, perché discute di congressi in estate e lo fa con tesserati ed assemblee truccate e con elenchi di iscritti certificati da commissari di garanzia che sono diventati giocatori e non arbitri quindi moralmente inidonei al ruolo di garante. Perde perché il suo segretario regionale tace sul problema della 'ndrangheta mentre a Reggio i Cinquestelle scendono in piazza per chiedere ai calabresi un voto contro la mafia e ogni genere di affarismo. Perde perché i partiti sono visti dalla gente come associazioni del malaffare". (t.f.)
