"Carissimi presbiteri, carissimi fedeli, abbiamo condiviso in questo periodo la sofferenza vissuta da tante famiglie, aggravata dall’amarezza di non poter dare un ultimo saluto con una celebrazione comunitaria ai nostri cari defunti". Inizia così la lettera aperta che monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra, ha rivolto a sacerdoti e fedeli. "Anche tra noi preti - continua - c’è chi ha vissuto la sofferenza per la morte di una mamma, un parente, una persona amica. Abbiamo solo potuto vivere insieme il breve momento, seppur intenso, della benedizione dei nostri cari al momento della sepoltura, segnato da fede e da amore che hanno sostenuto la nostra speranza nel Risorto. Ora le disposizioni governative permettono per questa 'fase 2' la celebrazione dei funerali. Le accogliamo con favore perché ci consentono prossimità e nutrimento della speranza che viene dalla promessa del Signore che i nostri morti vivono nella comunione dei santi".

Non si tratta di semplici "cerimonie". Tenendo in considerazione le indicazioni del segretario della Conferenza episcopale italiana, Bertolone informa quindi i fedeli "in merito al comportamento adeguato da tenere nelle celebrazioni esequiali precedentemente sospese a seguito della pandemia", dividendo le linee guida in tre punti: "1. In primo luogo - scrive - ricordo a tutti che la forma liturgica della celebrazione esequiale è di competenza della Chiesa, la quale, tuttavia, aderisce per motivi di salute pubblica, ad alcune condizioni limitative sul piano quantitativo e qualitativo. Ci atterremo, pertanto, al Rito delle esequie nella sua edizione tipica approvata dalla CEI e confermata dalla Congregazione per il culto divino. Non si tratta di semplici 'cerimonie', bensì di liturgia cristiana dei funerali: essa è una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore".

Funerali all'aperto o in chiese sanificate. Il secondo punto riguarda invece il piano organizzativo: "Celebreremo le esequie all’aperto - per esempio nelle vicinanze dei cimiteri o in spazi idonei contigui alla chiesa - oppure negli edifici di culto, adeguatamente capienti e previamente sanificati, dandone avviso tramite i canali di comunicazione ed affiggendo all’ingresso della chiesa appositi cartelli delle limitazioni contenute nel DPCM e ribadite dal Ministro dell’interno (al quale spetterà di esercitare la propria vigilanza nelle forme previste della legislazione vigente). Curiamo e verifichiamo soprattutto la prevista distanziazione tra le persone presenti, dotate ciascuna di dispositivi per la protezione delle vie respiratorie (mascherine) e rispettare le distanze prescritte".

Si alla comunione ma senza spostamenti dei fedeli. "In particolare - si legge poi nel terzo punto - eccovi alcuni dettagli organizzativi ai quali clero e Consigli pastorali si atterranno con la massima precisione:
a) Nessuno, neppure il celebrante, acceda alla chiesa o all’area aperta identificata se tra i presenti ci siano persone con sintomi di influenza o vi sia stato contatto con persone positive a SARS-COV-2 nei giorni precedenti l’obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura corporea oltre i 37,5°C, o di altri sintomi influenzali.
b) Vista la possibilità di celebrare le esequie anche con la Santa Messa, si evitino spostamenti nel momento della distribuzione della Comunione eucaristica. Sia il celebrante a recarsi ai posti, dove i fedeli - al massimo quindici – dovranno rimanere nel rispetto della distanza sanitaria. Il sacerdote indossi la mascherina, avendo cura di coprirsi adeguatamente naso e bocca, e mantenga a sua volta un’adeguata distanza di sicurezza. Avvenuta la cura dell’igiene delle mani da parte del celebrante, sarà da lui offerta direttamente sulle mani dei fedeli, evitando così il contatto fisico con essi.
c) La sanificazione della chiesa verrà effettuata prima e dopo gli eventi liturgici, pulendo superfici ed arredi con gli idonei preparati con azione antisettica. Al termine di ogni celebrazione si dovrà procedere al ricambio dell’aria".

Invito alla massima collaborazione. "Quanto sopra ripeto - conclude la lettera aperta - perché nessuno (sacerdoti e popolo) sia esposto al contagio. Nel concludere invitando ad assicurare la massima collaborazione, a tutela della salute propria e di quella pubblica, nell’osservanza delle raccomandazioni formulate, colgo l’occasione per salutarVi cordialmente nel Signore".