Sollevato il possibile conflitto d'interessi del primo cittadino che avrebbe ricevuto un incarico dalla Regione per individuare siti dove realizzare discariche

La realizzazione di una discarica con annesso impianto di trattamento dei rifiuti continua ad alzare la tensione nel Vibonese. A Sant'Onofrio è ormai scontro all'arma bianca tra il primo cittadino Onofrio Maragò ed i gruppi di minoranza guidati da Salvatore Bulzomì e Pietro Lopreiato. Nel pomeriggio di ieri, nel corso di un'assemblea tenuta al centro di aggregazione sociale, al cospetto di una sala gremita di gente, i portabandiera di "Rinascita "e di "Per Sant'Onofrio", affiancati dai sindaci di Stefanaconi Salvatore Di Sì e di Vazzano Domenico Villì hanno alzato la voce, puntando il dito anche su un presunto conflitto di interessi del capo dell'Amministrazione.

L'opposizione compatta. "La ritrovata unità d’intenti - hanno asserito Bulzomì e Lopreiato - è da ascriversi non a calcoli politici ma solo ed esclusivamente per il perseguimento degli interessi presenti e futuri dei cittadini di Sant’Onofrio”. “Scendiamo in campo – hanno affermato anche a nome dei colleghi Pino Arcella e Paolo Riga – consapevoli di lottare nell’interesse dei figli di tutti i santonofresi che, a prescindere dal colore politico, hanno il diritto di vivere in un ambiente dove non venga messa a repentaglio la loro salute”.
Sono intervenuti anche i sindaci Domenico Villì (Vazzano) e Salvatore Di Sì (Stefanaconi) che hanno dato la loro adesione al comitato civico “No discarica”.


La consulenza. Nel mirino di Salvatore Bulzomì è finito, carte alla mano, l'incarico dell'attuale primo cittadino ed il suo potenziale conflitto di interessi in quanto “titolare di un incarico di consulenza conferitogli dalla Regione Calabria propri allo scopo di individuare siti idonei per l’attivazione di discariche”. “Maragò deve scegliere – ha attaccato Bulzomi – se fare il sindaco nell’interesse di tutta la collettività o curare i suoi interessi professionali”.

Il "male oscuro". Del medesimo tenore le affermazioni di Pietro Lopreiato che non ha esitato a parlare di “male oscuro” che si è abbattuto sulla comunità per l’“ostinazione con la quale si sta portando avanti un progetto che è addirittura più deleterio di quello già pericolosissimo di quattro anni fa”. “La discarica voluta dal sindaco se realizzata – ha affermato – ammorberà l’aria del nostro paese e dell’intero comprensorio per almeno un trentennio”.

Gli interventi. “Tutti sanno – ha fatto eco Domenico Villì – che per ragioni procedurali relative alle necessarie autorizzazioni di impatto ambientale l’impianto di trattamento e recupero non verrà realizzato prima di cinque anni”. “Nel frattempo – ha continuato Villì – la discarica verrà completamente riempita dai rifiuti indifferenziati provenienti da tutta la provincia con l’unico risultati di portare nelle casse del gestore privato centinai di milioni di euro”.
Alle preoccupazioni del collega si è associato il sindaco di Stefanaconi.
Dì Sì ha ricordato l’esperienza del suo comune alle prese con caso simile poco più di un anno fa ed ha esortato i cittadini a “vigilare per contrastare gli interessi poco chiari che si celano dietro il business dei rifiuti”.