‘Ndrangheta, nuovi collaboratori di giustizia fanno luce su gravi fatti di sangue (NOMI)
Avrebbero confermato l’esistenza di un vero e proprio “consorzio” mafioso, capace di coordinare affari illeciti e relazioni tra diverse organizzazioni

Un sistema criminale capace di infiltrarsi ovunque, fino a lambire politica e istituzioni, e retto da equilibri ancora in parte oscuri. È il quadro che emerge dai nuovi verbali depositati dalla Dda di Milano alla vigilia del processo con rito ordinario nato dall’inchiesta Hydra, che vede imputate 45 persone per l’alleanza tra ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra operante in Lombardia. A rafforzare l’impianto accusatorio sono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Gioacchino Amico e Bernardo Pace, quest’ultimo suicidatosi nei giorni scorsi in carcere, circostanza che aggiunge un elemento di inquietudine all’intera vicenda. Lo scrive “il Quotidiano della Calabria”.
Secondo i magistrati, i due pentiti avrebbero confermato l’esistenza di un vero e proprio “consorzio” mafioso, capace di coordinare affari illeciti e relazioni tra diverse organizzazioni. Pace, ritenuto vicino alla componente trapanese, ha parlato di contatti e dinamiche interne, mentre Amico – le cui dichiarazioni sono in gran parte omissate – avrebbe fatto riferimento a infiltrazioni nei gangli dello Stato e a possibili connessioni con ambienti istituzionali.
Dalle carte emergono anche timori per la sicurezza degli stessi collaboratori e dei magistrati impegnati nell’indagine. «Qualcuno muove i fili», avrebbe dichiarato Amico, evocando la presenza di livelli superiori ancora da chiarire. Un elemento che rende il processo ancora più delicato e destinato a sviluppi complessi nei prossimi mesi.
