'Ndrangheta: Cassazione conferma libertà vigilata per boss Diego Mancuso
La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso del boss di Limbadi relativo alla pericolosità sociale del condannato, ritenuta persistente
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La Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso del boss di Limbadi, Diego Mancuso, 63 anni, avverso l'ordinanza con la quale il 13 marzo 2015 il Tribunale di sorveglianza di Sassari ha respinto l'appello proposto dallo stesso contro il provvedimento con il quale il magistrato di sorveglianza di Nuoro, provvedendo su richiesta del pubblico ministero, aveva proceduto al riesame della pericolosità sociale del condannato, ritenuta persistente, in relazione alla misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno, applicata con la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di appello di Milano il 21 maggio del 2010 e divenuta irrevocabile il 3 maggio 2011.

Per la Cassazione, l'impugnazione di Diego Mancuso prospetta censure di mero fatto, in quanto tali non deducibili in sede di legittimità e pertanto inammissibili. Secondo la Suprema Corte, l'operato del Tribunale è corretto perchè ha preso in esame la storia personale di Diego Mancuso ed il suo passato criminale, condannato a 4 anni e 4 mesi nell'operazione "Batteria" per associazione a delinquere, aggravata dalle finalità mafiose, finalizzata alla commissione di truffe sull'intero territorio nazionale, rivestendo anche una posizione apicale all'interno del clan Mancuso come dimostrato dalla sentenza definitiva per l'operazione antimafia "Dinasty" il cui processo in primo grado è stato celebrato dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.
Lo stato di detenzione, anche se prolungato, per i giudici "non è di per se indicativo della rescissione del vincolo con gli assetti associativi dei quali il condannato era stato promotore ed organizzatore". La particolare gravità delle condotte imputate a Diego Mancuso e la spiccata pericolosità delle stesse hanno quindi imposto un esame del caso che è stato ritenuto corretto. Diego Mancuso è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di mille euro alla cassa delle ammende. (g.b.)
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