Sono tante le grazie e le guarigioni per intercessione di Natuzza. Le testimonianze in questa direzione sono tantissime. Provengono da ogni angolo d’ Italia e da ogni parte del mondo. Alcune sono state affidate dai diretti protagonisti alle autorità ecclesiastiche e in particolare al tribunale diocesano che si sta occupando della sua causa di beatificazione. Altri preferiscono conservarle nel loro cuore. Altri ancora si limitano a raccontarle ai parenti e agli amici più stretti. Ma nella Villa della Gioia percorrendo il Viale della salvezza che porta alla grande chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime - di cui tutti i fedeli, dopo la revoca di tutti i divieti da parte del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo, Covid permettendo, aspettano l’apertura al culto - può anche capitare che qualcuno dei tanti pellegrini che ha avuto modo di vivere “la sua esperienza straordinaria” decida di raccontare la sua vicenda a qualcuno dei pellegrini in preghiera. Un modo per esprimere tutta la propria riconoscenza.

Come il militare in pensione, in preda al dubbio sul suo operato, che mamma Natuzza ha saputo confortare in un momento particolarmente difficile della sua vita o come l’anziana signora che si dice certa che la guarigione della più piccole delle sue figlie è stata opera dell’intercessione alla Vergine Maria da parte della mistica di Paravati, apparsa in bilocazione nella sua casa una mattina di un mese di agosto di tanti anni fa. O quella ancora di un uomo con il rosario tra le mani venuto a ringraziare la Madonna e per pregare davanti alla tomba della mistica per essere guarito diversi anni fa da una grave malattia, “dopo le parole di conforto che ho ricevuto proprio da mamma Natuzza che è apparsa all’improvviso di buon mattino accanto al mio lettino d’ospedale durante il periodo della mia travagliata degenza”. Ed ancora il racconto di una donna milanese a Gazzetta del Sud, raccolto nell’estate del 2019, che era stata l’ultima volta a Paravati agli inizi degli anni Ottanta da sola e con tanta rabbia dentro e poi ritornata negli stessi luoghi insieme al marito e al figlio.

Ma questa volta, però, senza più quella rabbia giovanile ma con tutto un altro spirito. Questo il suo racconto: «All'epoca - esordisce - avevo più di vent'anni, frequentavo l'università a Milano ed ero giunta da queste parti direttamente dal Nord. Per me che avevo un grave problema - ci confida - fu come una folgorazione che quasi mi indicava la via. Decisi, quindi, di raggiungere la Calabria e così un bella sera di maggio salii sul treno con destinazione Vibo-Pizzo». Da qui la studentessa universitaria prese un taxi e giunse a Paravati intorno alle 10 della mattina successiva. Al suo arrivo mamma Natuzza si affacciò dalla finestra chiamando per nome la ragazza. ”Quando lo racconto - continua - mi tremano le mani. Ricordo che c’era tanta gente in attesa e che rimasi interdetta per quella chiamata tanto da non riuscire a muovere neppure un passo, ma ci pensarono gli altri a spingermi verso di lei. Io ero confusa. Non capivo. Ma ricordo bene che Natuzza mi accolse con un sorriso e che subito dopo mi invitò a sedermi chiamandomi figlia mia. Poi mi guardò negli occhi con tanta tenerezza e mi disse che mi stava aspettando e che era a conoscenza del mio problema perché glielo aveva detto l’Angelo”. I ricordi della donna a questo punto diventano sempre più vivi. “Quel giorno mamma Natuzza mi illuminò facendomi capire tante cose. Mi disse soprattutto che il cammino sarebbe stato infinitamente difficile, ma che alla fine affidandomi alla preghiera e mettendocela tutta, come già avevo fatto altre volte, sarei riuscita a superare la grande prova. Ed oggi sono qui - conclude - per dire a Natuzza che grazie a lei, al suo conforto, alla sua vicinanza e alle sue parole quella prova difficile sono riuscita a superarla”.

Storie di momenti difficili superati e di presunti miracoli, alcuni strettamente legati al fenomeno della bilocazione, ma in ogni caso eventi positivi e straordinari che hanno cambiato grazie alla forza dirompente della fede la vita di tantissime persone in cerca di ristoro.

Dai tanti racconti si ricava che alcune volte Fortunata Evolo appariva con le sue sembianze fisiche, compreso il suo sorriso forte e chiaro, mentre in altre circostanze compariva in sogno oppure faceva sentire di essere presente in un determinato ambiente attraverso rumori, profumi o addirittura con le macchie di sangue lasciate dalle sue emografie, oppure attraverso un piccolo nodo alla coroncina del rosario. La bilocazione, come la stessa Natuzza ebbe modo di raccontare in più di un’occasione ai suoi padri spirituali, non avveniva quasi mai di sua spontanea volontà. "Mi si presentano - diceva la mistica - dei defunti o degli angeli e mi accompagnano nei luoghi dove è necessaria la mia presenza. Vedo perfettamente i luoghi dove vado, posso parlare, essere udita, posso compiere delle azioni come aprire o chiudere le porte. Rimango sul posto il tempo necessario. Io sono cosciente che il mio corpo è a Paravati, ma è come se avessi un altro corpo. Alcune volte sono stata capace di trasportare alcuni oggetti dal posto visitato in bilocazione alla mia casa. Qualche volta mi è capitata una bilocazione doppia, nel senso che vedevo due posti contemporaneamente ed ero vista in più luoghi diversi".

Un altro aspetto del cammino di fede di Fortunata Evolo è la totale semplicità con cui accoglieva le persone. Valerio Marinelli, nel suo primo volume dedicato alla mistica questo spirito che l’ha accompagnata nell’arco di tutta la sua vita lo ha descritto in maniera inappuntabile. “Accoglieva tutti - afferma il biografo della Serva di Dio che recentemente ha dato alle stampe per conto di “Graus edizioni” un nuovo ricco volume, con tante testimonianze, dedicato alle bilocazioni della mistica di Paravati - con semplicità, umiltà, cortesia e disponibilità, con una pazienza infinita, nascondendo spesso la sua stanchezza e la sua sofferenza di fronte a tante miserie, preoccupazioni e drammi, e usando a tutti la stessa identica attenzione e carità, senza mostrare preferenza o riguardo particolare per nessuno. La sua - dice Marinelli - era una carità presente ma nello stesso tempo occultata, mai esibita: ella rispondeva con poche ma appropriate parole, le quali avevano una forte capacità di convinzione e davano in genere un’immediata fiducia: molte persone uscivano come psicologicamente rigenerate dopo il colloquio con Natuzza, perché tanti problemi, che sembravano difficilissimi, risultavano, dopo aver sentito lei, risolvibili, o addirittura già risolti. Naturalmente non sempre - prosegue - le aspettative risultavano soddisfatte, come nel caso di malattie incurabili o gravissime, di situazioni insanabili; in tali casi Natuzza si pronunciava con molta delicatezza, tenendo conto dello stato psicologico del richiedente, ma in ogni caso infondeva coraggio, fiducia e speranza in Dio, cui nulla è impossibile, - diceva sempre - e che, se vuole, tutto può operare, oppure esortava alla cristiana rassegnazione.

Spesso la gente le chiedeva il futuro ed ella rispondeva sempre di non conoscerlo, essendo esso noto solo a Dio. Anche la Madonna conosce il futuro, mi ha detto una volta Natuzza, ma ella stessa può rivelarlo solo col permesso del suo divin Figlio. Dunque Natuzza - rileva Marinelli - non faceva profezie, ma centrava bene i problemi presenti, anche di malattia, denominando talvolta le affezioni con perfetta terminologia medica, pur non possedendo alcuna cultura medica, tanto più che era analfabeta ed illetterata. Avveniva come se ella, pur non vedendo il futuro o non potendo rivelarlo, conoscesse le linee di tendenza, cioè le direzioni verso cui andavano gli avvenimenti, e dava i consigli più opportuni per risolvere o per fronteggiare nel modo migliore i problemi e le difficoltà, tenendo sempre presente innanzitutto il bene spirituale delle persone, e non solo di quelle che si presentavano da lei, ma anche di quelle interagenti; cioè, quando ella dava un consiglio ad una determinata persona, consiglio che implicava un certo comportamento o azione nei riguardi di terzi, ella si preoccupava anche del bene di questi terzi, anche se assenti o sconosciuti.

Le sue risposte e i suoi consigli erano - osserva il biografo della mistica - sempre pervasi da una profonda fede in Dio e denotavano un’impostazione ed interpretazione di tutti gli avvenimenti umani in chiave teologica, cioè ogni cosa veniva da lei riferita a Dio. Pur non avendo letto alcun libro di teologia, in un certo senso ella insegnava teologia, ma in un modo semplice, sintetico, originale, vivo, non astratto. Un’altra caratteristica dei suoi consigli, apparentemente in contrasto con quel suo costante riferirsi a Dio e agli Angeli, è che spesso essi erano pieni di saggezza, di una saggezza pratica, adattata alle varie situazioni, erano come degli intelligenti consigli materni e paterni al tempo stesso. Certo è che Natuzza, pur essendo capace di straordinarie facoltà come la diagnosi immediata delle malattie, della scrittura a sangue, della bilocazione, della visione dei defunti, etc., presentava un notevole equilibrio psicologico, di gran lunga superiore a quello della media delle persone comuni”.

Un ulteriore aspetto della vita di Natuzza è legato a padre Pio. Il futuro santo di Pietralcina che Fortunata Evolo aveva avuto modo di incontrare di persona nei primi anni Sessanta a San Giovanni Rotondo, dove era stata accompagnata dai coniugi Italia e Libero Giampà, apparve alla futura Serva di Dio il dieci settembre del 1968 . Nel corso della visione padre Pio chiese a Natuzza di pregare per lui preannunciandole che sarebbe morto di lì a qualche giorno. ”Prega per le mie sofferenze - disse il frate -perché sono all’apice, fra poco le mie finiranno ed inizieranno le tue”. Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, morirà il 23 settembre dello stesso mese.

Segnaliamo, infine, le apparizioni che Natuzza ebbe nel corso della fiaccolata del 31 maggio del 2001. Ne parlò alcuni giorni dopo la stessa mistica (come si ricava dal n. 18 della rivista della fondazione) che riferì di aver visto ,durante quell’evento religioso così partecipato, presieduto da monsignor Giovanni D’Ercole, che dal 2014 è vescovo di Ascoli Piceno, insieme a tanti defunti e alla Madonna che era “bellissima e contenta”, Santa Bernadetta che si presentò con queste parole: “Vedi sta diventando come Lourdes. E la Madonna e Gesù sono contenti, sono tanto contenti. E la gente che è qui se ne va ristorata nell’anima e portano questo ristoro a casa”. La mistica riferì, inoltre, che c’erano anche san Francesco di Paola, padre Pio, padre Idà, santa Gemma e Papa Luciani che si espresse così: “Le cose di Dio fioriranno, non moriranno mai”. Fortunata disse anche che “Gesù era, come al solito, in mezzo alla folla benedicente”. Aspetti di una vita straordinaria che è stata segnata costantemente dalla Fede e dalla devozione al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.