Coronavirus: "Scongiuriamo il rischio di dover scegliere chi salvare"
Secondo i dati disponibili, riferiti alle prime due settimane di diffusione del coronavirus in Italia, circa un decimo degli infetti richiede un trattamento intensivo. I posti all'interno degli ospedali del Nord iniziano però a non bastare, rendendo necessario il trasferimento dei pazienti in altre regioni. E per la Sanità italiana la situazione potrebbe (condizionale d'obbligo) diventare insostenibile. Per queste ragioni la "Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva" (Siaarti) in un documento dal titolo "Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili" ha previsto una serie di direttive per stabilire i criteri d'accesso alla terapia intensiva nel caso in cui le risorse degli ospedali non dovessero essere più sufficienti.
Lo scopo delle raccomandazioni è anche quello, da un lato, di sollevare i medici dalla responsabilità delle scelte - che possono essere emotivamente e eticamente non facili - nei singoli casi; dall'altro di rendere trasparenti i criteri di allocazione delle risorse sanitarie in una situazione assimilabile, dice la Siaarti, "all’ambito della 'medicina delle catastrofi'".
Necessità di stabilire criteri d'accesso. "Le previsioni sull’epidemia da coronavirus attualmente in corso in alcune regioni italiane - premette il documento - stimano per le prossime settimane, in molti centri, un aumento dei casi di insufficienza respiratoria acuta (con necessità di ricovero in terapia intensiva) di tale entità da determinare un enorme squilibrio tra le necessità cliniche reali della popolazione e la disponibilità effettiva di risorse intensive". Si tratta di uno scenario denunciato da più parti e ragione principale delle misure più stringenti previste dal Governo. In una situazione del genere risulta quindi necessario prevedere dei criteri di accesso alla terapia intensiva. Il ragionamento è semplice: se i posti disponibili all'interno degli ospedali sono meno di quelli necessari per curare tutti i pazienti, bisogna avere delle linee guida per stabilire chi ricoverare e chi no, senza lasciare una decisione di questo tipo all'autonomia di ogni singolo medico.
Razionamento ultima spiaggia. Si tratta di scelte non facili, causate appunto dalla situazione di grave emergenza in cui l'Italia potrebbe trovarsi, e che non può risolversi banalmente nel ricoverare chi prima lo richiede secondo il modello del "first come, first served". È comprensibile, continua la Siaarti, che il personale sanitario "per cultura e formazione", sia "poco avvezzo a ragionare con criteri di triage da maxi-emergenza, in quanto la situazione attuale ha caratteristiche di eccezionalità". In ogni caso però deve trattarsi dell'extrema ratio, dell'ultima spiaggia. Prima di arrivare all’applicazione di criteri di razionamento, infatti, è necessario che tutti i soggetti coinvolti abbiano compiuto "tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili (nella fattispecie, letti di terapia intensiva) e dopo che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri con maggiore disponibilità di risorse".
Massima trasparenza con i pazienti. Sono in tutto 15 raccomandazioni che comprendono ambiti differenti. La Siaarti, è importante precisarlo, ha deciso di renderle note "integralmente e senza alcuna restrizione, pur essendo indirizzate a colleghi ed esperti", al fine di attuare una massima trasparenza nei confronti dei cittadini. "I criteri straordinari di ammissione e di dimissione - si legge nel documento - sono flessibili e possono essere adattati localmente alla disponibilità di risorse, alla concreta possibilità di trasferire pazienti, al numero di accessi in atto o previsto". Precisando che riguarderanno, in caso, tutti i pazienti intensivi e non solo quelli infetti da coronavirus.
Età e "maggiore speranza di vita". Potrà essere necessario, prosegue, "porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva". Non in virtù di scelte "meramente di valore" ma al fine di riservare le (eventualmente) scarse risorse "a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone". In aggiunta all'età anagrafica dovranno essere valutati "la presenza di comorbidità e lo status funzionale", in quanto "è ipotizzabile che un decorso relativamente breve in persone sane diventi potenzialmente più lungo e quindi più 'resource consuming' (consumerebbe più risorse sanitarie, ndr) sul servizio sanitario nel caso di pazienti anziani, fragili o con comorbidità severa".
Disposizioni anticipate di trattamento. Si stabilisce, inoltre, che dovrà essere considerata con attenzione "l’eventuale presenza di volontà precedentemente espresse dai pazienti attraverso eventuali DAT (disposizioni anticipate di trattamento) e, in modo particolare, quanto definito (insieme ai curanti) da parte delle persone che stanno già attraversando il tempo della malattia cronica attraverso una pianificazione condivisa delle cure". (a.s.)
