Non è una normale stagione influenzale quella che sta piegando la Calabria in questa prima settimana del 2026. Il virus, nelle sue varianti A/H1N1 e la più recente H3, sta mostrando un’aggressività superiore alle aspettative, trasformando i reparti di urgenza della regione in vere e proprie trincee. Quello che doveva essere un normale incremento stagionale si è trasformato in un massiccio afflusso di pazienti, con conseguenze critiche per la tenuta del sistema ospedaliero regionale.

Il monitoraggio degli ultimi giorni restituisce una fotografia impietosa: al GOM di Reggio Calabria, il personale ha dovuto gestire oltre 400 ingressi in condizioni di estremo affanno, aggravate da una cronica carenza di organico e spazi. A Cosenza, invece, l’Annunziata è stata presa d'assalto con una concentrazione di casi che ha costretto il nosocomio a una riorganizzazione lampo dei percorsi di accoglienza. A Catanzaro, il reparto d'urgenza del "Dulbecco" registra un aumento verticale di insufficienze respiratorie, con i casi più gravi che hanno già reso necessari diversi ricoveri in Terapia Intensiva.

Sebbene i soggetti fragili e gli ultraottantenni restino la fascia più colpita, i medici segnalano un dato preoccupante: il virus sta causando polmoniti e complicanze severe anche tra i cinquantenni e i giovani senza patologie pregresse. Il primario Giuseppe Masciari sottolinea come la virulenza del ceppo H1N1 stia mettendo a dura prova la capacità di risposta degli hub, ormai saturi.

Il timore della comunità scientifica è che il "muro" del picco debba ancora essere scalato. Con il ritorno degli studenti sui banchi di scuola dopo l'Epifania e l'eredità dei pranzi e cenoni natalizi, la circolazione virale subirà un'ulteriore impennata.

Le previsioni indicano che il picco massimo verrà raggiunto intorno al 15 gennaio. «Il territorio è sguarnito – denunciano i responsabili dei Pronto Soccorso – e senza un filtro efficace della medicina di base e delle guardie mediche (spesso chiuse come denunciato dai sindaci vibonesi), l'unica valvola di sfogo resta l'ospedale, che però non ha più posti letto disponibili».