Sei sanitari indagati per la morte di un 54enne all'ospedale di Tropea (NOMI e DETTAGLI)
La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiuso le indagini preliminari a carico di sei operatori sanitari in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Tropea, in relazione alla morte di Fabio Cisotto, 54 anni, residente a Roma, deceduto lo scorso 26 giugno 2024.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo sarebbe morto in seguito a un arresto cardio-respiratorio provocato da uno shock anafilattico, che – secondo l’accusa – avrebbe potuto essere evitato con un intervento farmacologico tempestivo.
Il sostituto procuratore Maria Barnabei contesta agli indagati i reati di omicidio colposo in cooperazione e violazione delle linee guida sanitarie. Gli operatori – identificati come Fidel Perez Perez, Luigia Uslenghi, Benedetto Taccone, Alfonso Stagno, Vincenzo Guglielmino e Rosa Russo – avrebbero fatto parte dell’équipe che prese in carico il paziente, ma secondo la Procura sottovalutarono i sintomi e ritardarono la somministrazione dell’adrenalina, il farmaco d’elezione nei casi di shock anafilattico.
Per gli inquirenti, quel ritardo decisivo avrebbe “prolungato il tempo di esposizione agli effetti della reazione allergica”, fino al decesso dell’uomo.
A uno dei medici, Fidel Perez Perez, è inoltre contestato un ulteriore reato di falsità ideologica in atto pubblico: avrebbe infatti attestato nella cartella clinica la somministrazione di farmaci – tra cui l’adrenalina – in un orario successivo al decesso del paziente. L’autopsia, disposta dalla magistratura, non avrebbe trovato tracce della somministrazione del medicinale.
Le persone offese nel procedimento sono la vittima e la moglie, Loredana Fedeli, rappresentata dall’avvocato Francesco Rombolà del foro di Vibo Valentia. Gli indagati risultano invece assistiti dagli avvocati Filippo Accorinti, Francesca Comito, Nicola Galloro, Giacinto Inzillo e Rosario Lo Preiato.
I sanitari avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. La chiusura delle indagini, come ricorda la Procura, non implica una dichiarazione di colpevolezza, ma rappresenta la fase conclusiva dell’attività investigativa: spetterà al giudice dell’udienza preliminare decidere se disporre il rinvio a giudizio o l’archiviazione del caso.
