Mavisu, dalla confisca al riscatto: la Calabria trasforma una nave del traffico di migranti in strumento di legalità
Il progetto “Mare Dentro” porta l’imbarcazione confiscata ai trafficanti nelle scuole e nelle comunità educative di Reggio Calabria, Vibo e Catanzaro. Studenti protagonisti di un percorso su mare, inclusione e sostenibilità
Da simbolo di sfruttamento nel Mediterraneo a strumento di educazione alla legalità e alla sostenibilità. È il percorso di “Mavisu” — acronimo di MA come mare, VI come visione e SU come sustainability — l’imbarcazione confiscata nel 2024 nell’ambito di un’operazione della Guardia Costiera contro il traffico di migranti e successivamente affidata all’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria.
Oggi la nave è diventata il fulcro del progetto “Mare Dentro”, un’iniziativa che coinvolge studenti, comunità educative e istituzioni con l’obiettivo di promuovere cultura del mare, rispetto dell’ambiente, legalità e inclusione sociale.
Le attività, svoltesi tra Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria, hanno registrato un’ampia partecipazione di studenti e operatori del settore educativo e sociale, trasformando ogni tappa in un momento di confronto diretto su temi legati alla cittadinanza attiva e alla tutela degli ecosistemi marini.
A Vibo Valentia, l’iniziativa ha coinvolto istituti scolastici, rappresentanti della Capitaneria di Porto, operatori della Croce Rossa Italiana e referenti del Centro per la Giustizia Minorile, in un contesto di collaborazione tra scuola e istituzioni volto a rafforzare la cultura del mare e della sicurezza.
A Catanzaro, il progetto ha assunto una forte valenza sociale grazie al contributo di esperti e operatori impegnati nei percorsi di integrazione dei migranti, che hanno guidato i ragazzi in una riflessione sul mare come luogo di attraversamento, speranza e anche di dolore, ma soprattutto come spazio di incontro tra culture e popoli.
A Reggio Calabria, invece, l’esperienza ha unito momenti formativi e strumenti innovativi, come la visione di materiali multimediali e l’utilizzo di visori immersivi per esplorare virtualmente i Parchi Marini Regionali, offrendo agli studenti un approccio diretto e coinvolgente alla conoscenza dell’ambiente marino.
Il progetto, fortemente sostenuto dall’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria, punta a trasformare beni sottratti alla criminalità in risorse educative e sociali. Un’azione che mira a restituire significato e valore a oggetti simbolo di illegalità, riconsegnandoli alla collettività come strumenti di crescita e consapevolezza.
“Restituire senso, rotta e futuro a ciò che nasce da una ferita del mare” è l’obiettivo alla base dell’iniziativa, sviluppata in collaborazione con il Centro per la Giustizia Minorile e con le realtà istituzionali coinvolte nei vari territori.
In questo percorso, il mare diventa non solo spazio naturale da tutelare, ma anche luogo educativo e culturale, capace di parlare alle nuove generazioni e di promuovere un’idea di sviluppo fondata su sostenibilità, responsabilità e inclusione.
