Una via di Vibo intitolata a Berlusconi, Furci: "Non s'ha da fare"
"La proposta di dedicare una via a Berlusconi, votata addirittura in commissione consiliare dalla maggioranza di destra, è da respingere sul piano politico e soprattutto sul piano culturale, giacché qualunque indicazione di personaggi divisivi e molto discussi provoca talvolta disgusto ed amarezza in ogni strato sociale. Simili idee vanno contro il concetto di appartenenza alla propria comunità e contraddicono il senso della storia comunitaria che, al contrario, mai come in questo momento storico è chiamata a unire e rafforzare gli sforzi per contribuire tutti a rilanciare Vibo Valentia e il suo intero territorio. Perciò, piuttosto che dare la sensazione di adulazione politico-culturale, si prenda esempio del valore storico documentario dei nomi e i cognomi locali attestanti il cammino positivo percorso dalla città nella sua plurimillenaria esistenza". E' quanto scrive in una nota Michele Furci, rappresentante Gt del Movimento Cinque Stelle.
Lo stesso aggiunge: "La comunità in quanto tale, nel senso di comune destino ambientale, economico, culturale ed esistenziale, è il luogo in cui si nasce, si abita, si risiede e si opera per il bene comune. In ragione del contributo che si dà, si coopera ad elevare la dignità di chi vi appartiene. Per questa ragione, coloro i quali vengono indicati devono essere riconosciuti dall’intero popolo che li circonda come propri rappresentanti illustri di cui fregiarsi tutti. La storia della città si perpetua in tal modo con tasselli onomastici che si aggiungono nel corso del tempo. Ogni epoca poi, con i nomi e toponimi che la rimembrano, contribuisce a segnare l’ambiente di avanzamento sociale e culturale. Viceversa, i periodi che segnalano invece la regressione economica, sociale e culturale, in generale sono contraddistinti da un periodo in cui nella toponomastica appaiono nomi vacui, che in realtà rappresentano la superficialità della classe dirigente del tempo. Per non parlare dei nomi divisivi, non soltanto per le posizioni politiche e culturali espresse, bensì per le macchie profonde sul piano dell’etica pubblica, sanzionate dagli organi preposti a esercitare la statualità. La ricchezza e la vivacità culturale della comunità, oltre alla statura degli uomini illustri, è data perciò da quel che testimoniano gli agiotoponimi, che danno il senso e il perché si è inserito il nome, i microtoponimi che indicano l’importanza di ogni singolo luogo come località che, esaltando la ricchezza delle risorse naturali possedute (ad esempio una sorgente d’acqua, oppure la qualità di una risorsa mineraria o anche di argillite), rimembra il valore specialistico della sua toponimia. Si comprenderà in tal modo il perché delle persone immortalate nella toponomastica e si scopriranno i meriti e le virtù degli uomini inseriti. Si comprenderanno altresì i riflessi che, ad esempio, hanno avuto nella toponomastica le terminologie locali come Terravecchia, Scrimbia, Cerasarella, Borgo Nuovo, Forgiari e Conte d’Apice; il senso di Garciali a Piscopio, del Pescatore a Bivona, Santa Venere a Vibo Marina, di nomi cari a Triparni o di San Leoluca nelle Vene e così a Longobardi, Porto Salvo e San Pietro, ben presenti nella memoria storica della città".
Da qui le conclusioni: "Una classe dirigente accorta, con una visione lungimirante dovrebbe proporre anche un aggiornamento proprio in virtù del ruolo che svolge da capoluogo di provincia, per esprimere e rappresentare degnamente il senso di appartenenza di ciò che è in questo ambiente storico. E poiché si tratta di una giovane provincia, che rimembra però la precedente Monteleone, già 1° capoluogo dell’età moderna post feudale dal 1806 al 1816, la struttura della Toponomastica dovrebbe essere chiamata a cogliere ed esaltare i protagonisti che da quel periodo in poi, sino ad oggi, con le loro opere hanno contribuito a tenere alta la dignità della città. Una rivisitazione della Toponomastica del capoluogo dovrebbe basarsi perciò su un’idea che la porta a essere percepita anche dell’intero popolo provinciale. Un’operazione culturale di questa portata deve evidenziare, oltre all’insieme dei caratteri della storia comunale, anche i luoghi e i personaggi che appartengono al più vasto territorio vibonese. Per identificare nella struttura urbana della città capoluogo il valore del suo ruolo, in un disegno toponomastico-iconografico organico, bisogna quindi riuscire ad esprimere il comune sentire nell’immaginario collettivo intanto di tutte le sue frazioni e poi, dunque, dei 50 comuni della sua provincia".
