Il sindaco di Vibo  conferma la mobilitazione di sabato prossimo. "E' un atto di ribellione contro le decisioni del Governo. Vogliamo un tavolo di discussione con Renzi"

di MIMMO FAMULARO

Avanti tutta contro il Governo e contro la decisione di sopprimere la Prefettura di Vibo Valentia. Elio Costa non ci sta e rilancia con forza la mobilitazione che sabato 21 novembre vedrà scendere in piazza sindaci, sindacalisti, rappresentanti di categoria e cittadini. Tutti insieme per difendere il principale presidio di legalità presente sul territorio evitandone l'accorpamento a Catanzaro.

Le ragioni della protesta. La manifestazione si concluderà davanti alla sede dell'Ufficio territoriale del Governo con la consegna delle fasce tricolori al Prefetto Giovanni Bruno. "Questo - afferma Costa - non sarà solo un gesto simbolico, ma un vero e proprio atto di ribellione. Vogliamo far sentire la nostra voce, ribadire il dissenso, protestare contro le scellerate decisioni del Governo". Nella sala giunta di palazzo "Luigi Razza", al fianco del sindaco, c'è Diego Brancia, presidente di Rete Civica Vibonese, che con il suo movimento ha dato impulso alla mobilitazione. Ci sono sindacalisti, rappresentanti delle associazioni di categoria, ma mancano i parlamentari del territorio, i consiglieri regionali e il presidente della Provincia. Qualcuno lo fa anche notare, ma il sindaco punta a tenere compatto il fronte, elenca tutte le ragioni di una protesta che ritiene sacrosanta, cita la relazione della Dia che certifica il forte radicamento della 'ndrangheta sul territorio, evidenzia la desertificazione industriale di una provincia che è tale solo sulla carta, ricorda gli sbarchi, lo smantellamento della polizia provinciale e l'impossibilità di assumere nella Municipale gli agenti finiti in mobilità. L'ultimo affondo è sul Governo che non solo non aiuta un territorio in agonia, ma lo isola. "Non si dà alcuna importanza - afferma Costa - al nostro Comune in dissesto e si preferisce  sostenere Comuni sciolti per mafia elargendo dieci milioni di euro". Il riferimento è al finanziamento erogato dal Consiglio dei Ministri al Comune di Reggio Calabria.

Primo passo. Monta la rabbia a palazzo "Luigi Razza". La mobilitazione sarà solo il primo passo di una protesta che ha obiettivi più ambiziosi:  arrivare a palazzo Chigi per aprire un tavolo di discussione direttamente con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Intanto, però, il ministro Madia sembra aver chiuso le porte essendosi già espressa favorevolmente al decreto che porta il suo nome e che dispone la chiusura di ben ventitré Prefetture. L'interlocuzione con alcuni parlamentari del Partito democratico non ha, del resto, sortito sinora alcun effetto e il provvedimento è ormai alla fase dei decreti attuativi.