I carabinieri sono alla ricerca del movente dell'uccisione di Antonio Scarfone. Due mesi addietro la morte del fratello già coinvolto in un'inchiesta sui video-poker

Non si esclude ancora alcuna pista, sebbene il movente dell'agguato di ieri a Rosarno,  costato la vita ad Antonio Scarfone non sembra riconducibile ad un regolamento di conti all'interno della criminalità organizzata. Il commerciante conosceva benissimo il suo assassino e quando ha aperto la porta dell'abitazione della madre, non è stato per nulla insospettito rispetto a ciò che da lì a qualche secondo avrebbe potuto accadergli.  Non resta che attendere, adesso, gli sviluppi dell'inchiesta. I carabinieri sono a lavoro per capire la matrice del gesto efferato.

Il fratello dell'uomo - come scrive questa mattina la Gazzetta del Sud - era morto bruciato in una casa a Mesagne, nei pressi di Brindisi, nello scorso mese di giugno. L'uomo era rimasto coinvolto in un'inchiesta condotta dalla Procura di Lecce sui video-poker. Per quell'evento, fu emesso un provvedimento di fermo nei confronti di una persona di Gioia Tauro. La tesi dell'incendio accidentale fu subito messa da parte.