Comune Vibo, tensione nel Pd: Maria Fiorillo si dimette da vice capogruppo
Il gruppo consiliare del Pd al Comune di Vibo ad un passo dalla spaccatura. Questa mattina le dimissioni da vice capo-gruppo da parte di Maria Fiorillo, in quota Stefano Soriano che spalancano le porte alla nascita di un nuovo gruppo, guidato da Antonio Lo Schiavo.
La decisione. "A far data da oggi - scrive in una lettera indirizzata al segretario di circolo e al capogruppo la Fiorillo - non intendo più ricoprire il ruolo di vice capogruppo del gruppo consiliare del Partito Democratico al comune di Vibo Valentia. La mia è una decisione sofferta che mi impone di farmi da parte in quanto non condivido l’attuale gestione del gruppo consiliare che spesso e volentieri viene usato da una parte del partito a suo piacimento per azioni politiche discutibili e che personalmente non posso condividere. Azioni che hanno portato oggi ad una lacerazione profonda nel nostro partito che alle scorse elezioni pur perdendo aveva, a mio modo di vedere, gettato le basi per costruire una classe dirigente valida e vittoriosa per il futuro".
La disillusione. "Ho accettato di fare il vice capogruppo - ha proseguito - in un momento in cui si era compiuta una scelta difficile, perchè credevo di poter lavorare per un gruppo consiliare che sapesse confrontarsi e farsi aiutare dal partito e da chi sotto quel simbolo si era candidato, per costruire un opposizione forte che si proponesse come alternativa a questa maggioranza che ogni giorno dimostra la sua incapacità amministrativa e politica. Il gruppo, invece, si è allontanato sempre di più dal partito della nostra città solo ed esclusivamente per questioni personali e non politiche rinunciando di fatto ad un confronto positivo con chi ci ha sostenuto in campagna elettorale".
Le storture. "Non siamo riusciti a creare un gruppo unito che sapesse affrontare i problemi della città in modo costruttivo in quanto una parte del gruppo ha permesso a fazioni del partito democratico di utilizzare il nome del Partito per congressi, tessere ed altre cose che nulla avevano a che fare con il ruolo di consigliere e che anzi hanno accentuato solo divisioni e fazioni. Ritengo giusto, pertanto, rinunciare al mio ruolo in quanto in queste condizioni è divenuto impossibile esercitarlo per il bene del mio partito e nell’interesse della mia città".
