Valanghe di finanziamenti regionali e comunitari per dar vita a corsi di formazione inesistenti e a progetti di ricerca fittizi, che al momento non trova alcun colpevole. Il tribunale collegiale di Catanzaro ha sentenziato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, per 16 dei 17 imputati, tra docenti, politici, commercialisti e funzionari pubblici finiti nell’inchiesta sui corsi di formazione fantasma . Escono dal processo Saverio Zavettieri, Maria Bilt Raluca,  Maria Alfano Maria , Laura Mollica, Marino Bonanno Marino,  Silvano Perri, Francesca Papini,  Domenico Ferraro, Elena Salvatorelli Elena,  Sviatlana Malets,  Riccardo Giannetti,  Umberto Dal Maso, Francesco Sassone, Tommaso Caporale Tommaso,  Egidio Esposito, Adelina  Nesci. Il processo continua per il solo Maurizio Vadacchino e per il solo capo di accusa dell’associazione a delinquere.

La maxi truffa. L’indagine aveva messo in luce una presunta maxi truffa ai danni della Regione Calabria, dello Stato e dell’Unione Europea, che avrebbe permesso ai componenti di far lievitare i propri conti correnti almeno fino al 2011, ricorrendo alla creazione di una serie di società e di enti no -profit, con sede legale anche questa fittizia, dislocata nei più disparati angoli del territorio nazionale e  con sede operativa originariamente a Catanzaro e, successivamente, ad Amantea, per beneficiare di finanziamenti erogati dalla Regione, nell’ambito del Por 2000/2006, per progetti di ricerca, di master finanziati dal ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca, nell’ambito del Pon, per corsi di alta formazione finanziati sempre dal Miur e per corsi cofinanziati da Miur e Regione per un totale di oltre 11 milioni di euro.

 Le commissioni ad hoc. Secondo le ipotesi accusatorie, l’ex esponente della Giunta regionale dal 2000 al 2005 con l’incarico di assessore alla Cultura e all’Istruzione Zavettieri, avrebbe nominato Vadacchino, consulente esterno della Regione, esperto nel settore della formazione e componente delle commissioni aggiudicatrici dei finanziamenti pubblici, facendo ottenere le erogazioni pubbliche agli enti no profit, controllati dallo stesso Vadacchino o di cui questi era il legale rappresentante o l’amministratore di fatto. Vadacchino avrebbe ottenuto l’approvazione di finanziamenti comunitari e regionali inserendo nelle commissioni aggiudicatrici o se stesso o persone a lui vicine, come Francesca Papini, Umberto Dal maso, per i progetti inerenti la ricerca. Come contropartita per l’aiuto prestato, Zavettieri avrebbe chiesto l’inserimento di ulteriore personale nelle attività inerenti le Ricerche. Dodici le persone, secondo le ipotesi della Procura, segnalate dall’ex assessore, che avrebbero dovuto percepire dai quattro ai settemila euro, senza prestare alcuna attività. Vadacchino, inoltre, avrebbe utilizzato la mediazione di Zavettieri per risolvere i problemi inerenti la gestione dei corsi, quando, a seguito di valutazione negativa della rendicontazione tecnico-scientifica relativa a nove progetti di ricerca, veniva bloccata l’erogazione delle successive tranche di finanziamento.

La fitta rete di collaboratori. A supportare Vadacchino, sempre ripercorrendo la tesi accusatoria, ci sarebbe stata una fitta rete di collaboratori e funzionari pubblici, politici di varia estrazione, che avrebbero attestato di volta in volta il regolare svolgimento dei corsi finanziati e l’esborso di spese, nettamente fittizie, attraverso la redazione di documentazione amministrativa e di fatture per operazioni in realtà inesistenti. Tutt’intorno decine di prestanome, tra cui l’ex moglie Laura Molica e ad affiancarlo negli affari la commercialista Maria Cristina Alfano, suggeritrice di tutti gli escamotage fiscali da adottare. Commercialisti e docenti tra cui Silvano Perri, Mario Bonanno, Tommaso Caporale, Francesco Sassone e Francesca Papini avrebbero provveduto a sfornare le false fatture da produrre alla Regione.