Si chiude con un bilancio di sei condanne, cinque assoluzioni e una dichiarazione di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione il processo con rito abbreviato nato dall'operazione "Clean Money", l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha acceso i riflettori sulle presunte attività illecite riconducibili al clan dei Gaglianesi.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice dell'udienza preliminare Fabiana Giacchetti e rappresenta il primo approdo giudiziario dell'inchiesta, mentre altri 42 imputati sono ancora impegnati nel processo celebrato con rito ordinario. Il verdetto ha ridimensionato, almeno in parte, l'impianto accusatorio sostenuto dalla pubblica accusa, con pene inferiori rispetto a quelle richieste dalla Procura in diversi casi.

La condanna più pesante è stata inflitta a Francesco Paolo Morabito, che dovrà scontare 12 anni e 8 mesi di reclusione. Undici anni e sei mesi sono stati invece comminati a Emanuele Riccelli, mentre Manuel Pinto è stato condannato a 8 anni e 8 mesi, dopo essere stato assolto da uno dei capi di imputazione contestati.

Per Andrea Fava il Gup ha disposto una pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a una multa di 2 mila euro. Sergio Rubino è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere e al pagamento di una multa di 6.667 euro, mentre Tommaso Rosa ha riportato una condanna a un anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione, con una sanzione pecuniaria di 1.778 euro.

La sentenza ha inoltre disposto che Morabito, Pinto e Riccelli risarciscano, in solido tra loro, i danni riconosciuti alle parti civili costituite nel processo. Tra queste figurano il Ministero dell'Interno, il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, il Comune di Catanzaro, il Forum delle associazioni antiusura, l'Associazione Antiracket Lamezia e due cittadini privati.

Il giudice ha invece assolto Roberto Corapi, Stefania Costanzo, Silvano Mancuso, Antonio Procopio, Rodolfo Savio Giuseppe Procopio e Manuel Pinto limitatamente a due specifiche contestazioni. Per Antonio Donato è stato dichiarato il non luogo a procedere in relazione a un'accusa ormai prescritta, escludendo tuttavia l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.

La decisione rappresenta il primo capitolo giudiziario dell'inchiesta "Clean Money", mentre il procedimento ordinario prosegue davanti al Tribunale e dovrà accertare le responsabilità degli altri imputati coinvolti nell'indagine.