Un’inchiesta partita dai container e dalle intercettazioni ha portato alla sbarra una vasta organizzazione dedita al narcotraffico: la sentenza del processo “Eureka” mette ora sul tavolo 1.178 anni di carcere per 76 imputati, smantellando i canali che collegavano San Luca e Africo ai fornitori sudamericani e svelando l’uso sistematico di criptofonini e complicità portuali.

Il processo ha colpito in particolare i vertici dei clan Nirta-Strangio di San Luca e Morabito di Africo, disarticolando una rete che importava tonnellate di cocaina e gestiva latitanze dorate, tra cui quella del boss Rocco Morabito, catturato nel 2021 in Brasile dopo una rocambolesca fuga dal carcere di Montevideo. Tra le condanne più pesanti figura il nipote Carmelo Morabito, ritenuto essenziale per sostenere la latitanza dello zio e mantenere i contatti con i fornitori sudamericani.

Le indagini hanno rivelato l’uso di criptotelefonini e piattaforme sicure per coordinare traffici e trattative, mentre operatori portuali compiacenti agevolavano l’ingresso della cocaina nei porti di Gioia Tauro e Anversa. Il processo ha così smantellato una struttura globale, potente e perfettamente organizzata, con ramificazioni internazionali.

Tra i condannati a 20 anni figurano Bartolo Bruzzaniti, Pietro Fotia, Antonio Giampaolo (’94), Giuseppe Giampaolo (2000), Sebastiano Giampaolo (’64), Bruno Giorgi, Francesco Giorgi, Giuseppe Giorgi (’90), Salvatore Giorgi, Vincenzo Giorgi, Filippo Leuzzi, Domenico Mammoliti, Francesco Mammoliti, Giuseppe Mammoliti, Stefano Nirta, Antonio Romeo (’70), Sebastiano Romeo (’77), Sebastiano Romeo (’97), Francesco Strangio (’66) e Sebastiano Strangio (’70).