Il presunto boss di Sant'Onofrio, Domenico Bonavota, ha respinto con forza le accuse di omicidio e di associazione mafiosa mosse dai collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Onofrio Barbieri.

In una delle ultime udienze del processo "Rinascita Scott", Bonavota ha definito Mantella un "professionista della menzogna" e ha accusato Barbieri di voler "uscire dal carcere" inventando accuse contro di lui.

Bonavota ha dichiarato di aver conosciuto Mantella in gioventù, ma di non aver mai avuto rapporti con lui dopo che è diventato un collaboratore di giustizia. Ha solo "avuto la sfortuna di conoscerlo" per questioni di pascolo. Ha inoltre negato di aver ordinato gli omicidi di Alfredo Cracolici e Giovanni Furlano, commessi a Vallelonga nel 2002, e di avere avuto un ruolo nell'omicidio di Domenico Di Leo, avvenuto a Sant'Onofrio nel 2005.

In merito alle accuse di Barbieri, Bonavota ha dichiarato di non aver mai parlato con lui di omicidi o di attività criminali. Ha inoltre accusato Barbieri di aver inventato le accuse per ottenere benefici dalla sua collaborazione con la giustizia. “Per avere qualche beneficio inventa e riporta quello che ha letto dagli atti. È stato condannato in via definitiva a 30 anni e per questo spera di ottenere qualche vantaggio", ha detto.

Oltre alle accuse di Andrea Mantella e Onofrio Barbieri, Domenico Bonavota è accusato anche di Francesco Costantino, un terzo collaboratore di giustizia. "Nel 2015, dopo che era uscito dal programma di protezione, aveva gambizzato una persona che era sotto processo. Insomma, da collaboratore esce dal programma, va fare di nuovo reati e poi torna a collaborare", ha detto.

Il processo "Rinascita Scott" è in corso di svolgimento presso la Corte d'assise di Catanzaro.