Le carceri di Reggio Calabria si sono rivelate non solo luoghi di detenzione, ma anche territori dove la gerarchia della criminalità locale ha mantenuto il proprio controllo ferreo. Questo è emerso, racconta la Gazzetta del Sud, in modo chiaro durante il processo riguardante anche la discutibile gestione delle istituzioni penitenziarie, dove il collaboratore di giustizia Francesco Trunfio ha gettato luce sui dettagli sconvolgenti di questa realtà.

Il testimone Trunfio, ex membro della 'ndrina Piromalli di Gioia Tauro, ha rivelato dettagli sorprendenti durante le udienze, mettendo in evidenza come i detenuti reggini esercitassero un'influenza determinante all'interno delle carceri. Una delle pratiche più evidenti, riporta ancora la Gazzetta del Sud, era la selezione dei detenuti che potevano occupare le "celle piccole", più confortevoli e ambita da coloro che preferivano condividere lo spazio con un numero limitato di persone. Questa selezione, secondo Trunfio, avveniva sotto il controllo dei vertici criminali locali, come i nomi noti di Tegano, Condello, Condello e De Stefano.

Il privilegio di occupare queste celle non era garantito solo per motivi di comfort, ma anche per mantenere un certo status all'interno del sistema carcerario. Trunfio, scrive la Gazzetta del Sud, ha raccontato di episodi in cui detenuti, anche di rango elevato, hanno dovuto ottenere il consenso dei capi locali per occupare le celle desiderate, evidenziando così il loro potere e il loro controllo su ogni aspetto della vita dietro le sbarre.

Questo scenario, dipinto con precisione dalle testimonianze durante il processo, ha sollevato domande sul funzionamento delle istituzioni penitenziarie e sull'efficacia delle misure di sicurezza per contrastare l'infiltrazione della criminalità organizzata. La figura dell'ex direttrice Maria Carmela Longo e altre persone coinvolte nell'inchiesta, riporta ancora la Gazzetta del Sud, sono state messe sotto i riflettori, mentre l'attenzione si concentra sull'adozione di misure per prevenire simili abusi di potere e garantire la sicurezza e l'equità all'interno delle carceri.