Un grave episodio intimidatorio ha scosso la città di Vibo Valentia e l'ambiente giornalistico calabrese. Il bersaglio è stato Pietro Comito, noto collaboratore dell’emittente televisiva “Video Calabria”, la cui auto è stata rigata profondamente con un oggetto appuntito da ignoti. L’atto vandalico, tanto simbolico quanto inquietante, è stato compiuto nel centro cittadino, in piazza Santa Maria, dove il veicolo era parcheggiato.

Il cronista ha reso pubblica l’accaduto attraverso un video diffuso sui social media, scegliendo di non minimizzare l’episodio ma di rifiutare con fermezza qualsiasi tentativo di minacciare il suo lavoro. Con parole dirette e coraggiose, Comito ha ricordato di aver affrontato prove ben più dure nella sua carriera professionale, ribadendo di non essere disposto ad arretrare davanti alla prepotenza.

La reazione del mondo dell’informazione non si è fatta attendere. La Figec Calabria, con il coordinatore regionale Francesco Cangemi, e l’intera Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione (federata alla Cisal), si sono stretti attorno a Pietro Comito, esprimendo piena solidarietà e condannando con durezza la vile intimidazione subita.

La Figec Calabria ha sottolineato come «atti del genere non rappresentino solo un’aggressione nei confronti di un singolo giornalista, ma un tentativo di colpire l’intero sistema dell’informazione libera, che in Calabria continua a essere fondamentale presidio di democrazia e legalità».

Il sindacato dei giornalisti Figec-Cisal ha ribadito che «nessuna forma di violenza, anche se indiretta o simbolica, può essere tollerata e che il dovere di un giornalista è quello di raccontare, indagare e informare senza piegarsi alla paura o alle pressioni di chi tenta di oscurare la verità».

L’episodio ha generato sdegno e forte preoccupazione anche nella cittadinanza, che riconosce il ruolo centrale svolto da Comito nelle sue inchieste e nei suoi servizi giornalistici. Per questo, la Figec Calabria richiama l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine sull’importanza di «proteggere chi ogni giorno lavora per garantire il diritto alla cronaca». L’auspicio è che i responsabili siano individuati al più presto e che atti di intimidazione come questo non vengano minimizzati.