Non hanno comunicato il piano di razionalizzazione delle società partecipate. Nel Vibonese in regola solo 16 Comuni e Vibo ha dismesso tutte le partecipazioni detenute

Sono stati 247, su 409, in Calabria i Comuni che non hanno comunicato alla Corte dei Conti il piano di razionalizzazione delle società partecipate, contravvenendo in questo modo a un obbligo previsto dalle norme vigenti. Il dato emerge dal dispositivo di alcune delibere della sezione di controllo della Corte dei Conti calabrese, adottate a fine gennaio.

L'accusa. I provvedimenti della magistratura contabile fanno seguito alle mancate risposte da parte dei Comuni alle sollecitazioni chela Corte dei Conti ha inviato nello scorso ottobre in forza dell'articolo 1, commi 611-614 della legge 190/2014 (Legge di Stabilita 2015) secondo cui "i sindaci definiscono e approvano, entro il 31 marzo 2015, un piano operativo di razionalizzazione delle societa e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, le modalita e i tempi di attuazione, nonche l'esposizione in dettaglio dei risparmi da conseguire. Tale piano - si legge - corredato di un'apposita relazione tecnica, e trasmesso alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei Conti. Entro il 31 marzo 2016, gli organi di cui al primo periodo predispongono una relazione sui risultati conseguiti, che e trasmessa alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei conti. La pubblicazione del piano e della relazione costituisce obbligo di pubblicita ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2013, numero 33".

Partecipazioni dismesse a Vibo. All'esito dell'istruttoria, rileva la Corte dei Conti, non hanno comunicato il piano di razionalizzazione delle società  partecipate 55 Comuni in provincia di Catanzaro, 82 in provincia di Cosenza, 17 in provincia di Crotone, 59 in provincia di Reggio Calabria e 34 in provincia di Vibo Valentia: tra gli enti locali inadempienti non figurano i capoluoghi di provincia, l'unica annotazione riguarda il Comune di Vibo Valentia, che - è riportato nelle delibere della magistratura contabile - "ha comunicato di non aver redatto alcun piano di razionalizzazione stante la decisione, adottata con delibera di consiglio comunale 75 del 2013, di dismettere tutte le partecipazioni detenute".

"Inadempienti". Tra i Comuni "inadempienti" più significativi, dai provvedimenti della Corte dei Conti risultano Soverato, Girifalco e Sersale in provincia di Catanzaro, Cassano Jonio, San Giovanni in Fiore, Scalea, Cetraro e Diamante in provincia di Cosenza, Cirò Marina e Strongoli in provincia di Crotone, Melito Porto Salvo e Bovalino in provincia di Reggio Calabria e infine Serra San Bruno, Tropea e Nicotera in provincia di Vibo Valentia. Oltre ai 247 Comuni calabresi che non hanno trasmesso il piano di razionalizzazione delle partecipate, la Corte dei Conti ha censito anche 45 enti locali che hanno fornito comunicazioni incomplete: tra questi ultimi ci sono i Comuni di Rende, Isola Capo Rizzuto, Siderno, Villa San Giovanni e Mileto. In conclusione, all'esito degli accertamenti la sezione di controllo della Corte dei Conti dispone che "il sindaco e il presidente del Consiglio degli enti per i quali e stato accertato l'inadempimento degli obblighi informativi rendano note le iniziative adottate al fine di assicurare le comunicazioni richieste, sinora non soddisfatte, con l'avvertimento che la mancata adozione di idonee iniziative potrà essere valutata" dalla magistratura contabile, anche per i profili sanzionatori previsti dal Testo unico sugli enti locali. 

Cartellino giallo per Reggio e Crotone. I Comuni di Reggio Calabria e Crotone non hanno adempiuto all'obbligo di comunicare alla Corte dei Conti l'avvenuta "revisione straordinaria" delle partecipazioni, mentre il Comune di Catanzaro e quello di Lamezia Terme non hanno fornito la documentazione completa alla magistratura contale. Lo ha accertato la sezione di controllo della Corte dei Conti all'esito dell'istruttoria sull'osservanza da parte degli enti locali calabresi dell'articolo 24 del testo unico sulle societa' a partecipazione pubblica: la norma in particolare dispone che "entro il 30 settembre 2017" ogni amministrazione pubblica doveva effettuare "la ricognizione di tutte le partecipazioni possedute alla data di entrata in vigore del Tu, individuando quelle che devono essere alienate", prevedendo poi che "l'esito della ricognizione, anche in caso negativo, deve essere comunicato alle competenti sezioni di controllo della Corte dei Conti".