'Ndrangheta, il blitz contro i Giampà e quella bomba all'imprenditore Perri (VIDEO)
L'intimidazione aveva l'obiettivo di convincerlo a restituire alla potente famiglia di mafia oltre centomila euro
Devono rispondere di associazione di stampo mafioso, di numerose estorsioni a carico di esercizi commerciali ed imprenditori operanti nella città di Lamezia Terme, nonché di atti intimidatori consistiti nel posizionamento di bottiglie incendiarie nei pressi delle attività commerciali e danneggiamenti con l’utilizzo di ordigni esplosivi le dodici persone arrestate questa mattina dalla Squadra mobile di Lamezia Terme perchè ritenute a vario titolo legate alla cosca Giampà.
'Ndrangheta, smantellate le nuove leve della cosca Giampà. Dodici arresti (NOMI)
Le indagini. Le attività investigative - condotte, con il concorso del Servizio centrale operativo, dalla Squadra mobile di Catanzaro e dal Commissariato di polizia di Lamezia Terme, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nelle persone del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e del pm Elio Romano, con la supervisione del procuratore della repubblica Nicola Gratteri - hanno permesso di accertare la organizzazione da parte dello storico boss Vincenzo Bonaddio, 58 anni, postosi a capo di una frangia della cosca Giampà con l’apporto di Vincenzo Giampà Tino detto “Camacio, di un gruppo di soggetti considerati “Nuove Leve” della stessa consorteria, che si adoperavano per rinsaldarne le fila successivamente alla decisione del capo cosca Giuseppe Giampà, 37 anni, di diventare collaboratore di giustizia, con l’intento di continuare nell’esercizio delle attività estorsive sul territorio per conto dei capi clan agli arresti.
'Ndrangheta, scacco alle nuove leve del clan Giampà di Lamezia: all'alba eseguiti 12 arresti
La bomba a Perri. Alcune delle persone arrestate nella mattinata odierna avrebbero così predisposto e fatto esplodere un ordigno ad alto potenziale nei pressi del cancello d’ingresso della villa dell’imprenditore Vincenzo Perri con l’intento di costringerlo a restituire la somma di 100.000 Euro al capostipite della famiglia Arcieri, legata ai Giampà’.
Secondo quanto riferiscono gli investigatori, sarebbe poi emerso il coinvolgimento della cosca in una capillare attività estorsiva, finalizzata al sostentamento economico delle famiglie degli associati detenuti, nei confronti dei commercianti ambulanti che accorrevano a Lamezia Terme in occasione dell’annuale festa di San Giovanni. Ed ancora s’è fatta luce sulla collocazione a scopo estorsivo, di una bottiglia molotov nei pressi di una frequentata palestra del centro.
La tecnologia. Le indagini che si sono avvalse della più sofisticata tecnologia nonché con la puntuale analisi delle diverse dichiarazioni dei più recenti collaboratori di giustizia della cosca Giampà, attiene al disvelamento del ruolo Domenico Giampà, 36 anni, detto “Buccacciello”, ora collaboratore di giustizia, il quale veniva riconosciuto come rappresentante esterno della cosca dopo il pentimento di Giuseppe Giampà, così da essere considerato come referente dei GIAMPÀ rispetto a tutte le altre famiglie di ‘ndrangheta calabresi.
Alcune posizioni. Diversi dei soggetti raggiunti dall’odierno provvedimento annoverano un rapporto parentale con i soggetti già tratti in arresto nelle diverse operazioni di Polizia condotte negli anni scorsi nei confronti della cosca Giampà ed in particolare, fra questi, risalta la figura di Francesca Allegro, 32 anni, moglie di Giuseppe Chirico, 35 anni, detto “u batteru”, considerato elemento di vertice della cosca Giampà, detenuto per l’espiazione di una pena definitiva, alla quale viene contestato di aver svolto il ruolo di vettore delle indicazioni e delle direttive impartitele dal marito durante i colloqui in carcere verso gli associati in libertà. Uno dei destinatari del provvedimento restrittivo risulta irreperibile, poiché non è stato rintracciato presso il suo abituale domicilio, e per il quale sono in atto ulteriori ricerche.
https://www.youtube.com/watch?v=MYmPMj2RatY
GUARDA LE FOTO
