Se l'ingiustizia è sulle spalle dei tirocinanti della giustizia: il caso Vibo e i paradossi calabresi
Dopo la lettera aperta dei lavoratori degli uffici di Cosenza la richiesta di quelli vibonesi che ancora oggi non sono stati convocati e rischiano di restare fuori
Sono tirocinanti della giustizia, ma quella che denunciano è "un'ingiustizia". Da Cosenza a Reggio Calabria, da Vibo Valentia a Catanzaro è il mondo del lavoro che chiama. Un mondo in crisi, piegato su se stesso e che si avvolge sempre più nei paradossi. Così proprio per i tirocinanti della giustizia da anni impiegati negli uffici giudiziari e che ancora oggi sono rimasti in attesa. Con differenze, naturalmente, a seconda della provincia di riferimento. Ma il filo è unico: chiedono il rispetto dei loro diritti e chiarezza.
Da Cosenza. Citano il primo articolo della Costituzione i tirocinanti di Cosenza che, questa mattina, hanno scritto una lettera aperta al dott. Roberto Cosentino (dirigente Regione Calabria), al dott. Fortunato Varone (dirigente Regione Calabria) ed alla dottoressa Maria Luisa Mingrone (presidente del Tribunale di Cosenza ). "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Un articolo non citato a caso ma per esprimere la loro "frustrazione. Il tirocinio in oggetto – hanno scritto infatti - seppur di breve durata, per molti di noi rappresenta la dignità, la speranza e, ancor di più, un'occupazione". E, spiegano "sembra assurdo che il nostro diritto a lavorare possa essere leso proprio nel tempio della legge, lì dove ogni giorno si celebra quel giusto processo che necessita di un apparato ben più complesso della sola magistratura ed avvocatura. In questa continua "navette" Regione- Tribunale di Cosenza a perdere non siamo solo noi tirocinanti, che vediamo leso finanche il diritto all'uguaglianza considerato che in altri Uffici e persino presso la Procura di Cosenza i tirocini sono stati avviati, ma soprattutto il Tribunale di Cosenza che potrebbe offrire maggiori e più rapidi servizi all'utenza". Da qui la loro richiesta alla Regione Calabria e al presidente del Tribunale di Cosenza "di voler provvedere a risolvere questa assurda vicenda, convocando immediatamente i tirocinanti per l'avvio e adoperandosi affinché non trascorra inutilmente anche il mese di novembre".
Il caso Vibo. E se Atene piange Sparta non ride. Si complica, infatti, la situazione a Vibo Valentia dove i tirocinanti sono 45 ma la Regione "ne ha assegnati solo 29, mentre 16 – spiegano – sono stati assegnati negli uffici assimilato di Asp e Comune". Ad oggi, la certezza per questi lavoratori disoccupati da due anni e senza alcun reddito, è che "non siamo stati convocati neanche per la messa a disposizione". La firma del Did, ossia il primo passo per rientrare. Quale il problema? "Che a Vibo – denunciano – mancando un dirigente amministrativo, della convocazione se ne deve occupare il presidente del Tribunale che deve quindi convocare i tirocinanti assegnati per tutti gli adempimenti". Una chiamata che, però, ancora oggi non è arrivata "e il paradosso – aggiungono – è che siamo i tirocinanti con più mesi pregressi, ne abbiamo 34, ma siamo quelli rimasti a casa". Tirocinanti che dipendono dalla Corte di Appello di Catanzaro – che firma la convenzione con la Regione - ma per cui in ogni Ufficio è il dirigente amministrativo ad occuparsi dell'iter. "Dal primo settembre – sottolineano stiamo aspettando e senza che nessuno ci spieghi cosa sta succedendo, anche perché gli altri sono partiti". Il timore, insomma, è che si perda l'anno "se non ci chiamano entro il 29 novembre – chiosano – siamo fuori". E i loro colleghi, infatti, sono partiti l'1 settembre a Catanzaro e a fine ottobre a Reggio, mentre a Cosenza hanno firmato la Did, "c'è un continuo rimpallo e noi non riusciamo a capire".
Risposte. Chiedono chiarezza, dunque, i tirocinanti, lo fanno "per un discorso di continuità ma anche perché – spiegano ancora – l'ultimo tirocinio risale al 2015 e questo – ribadiscono – significa che sono due anni che siamo a casa senza reddito". Disoccupati - avevano iniziato il tirocinio nel 2010 ma che dal 2015 non stati più chiamati - ex percettori di mobilità in deroga che grazie alle politiche attive erano rientrati nel circuito lavorativo e che, quindi, in questi anni avevano potuto seguire un percorso formativo negli uffici giudiziari, oltre che lo stesso riconoscimento da parte del Ministero (legge 147/2013). "Per noi – incalzano – questo tirocinio, seppure poco e pagato in ritardo, è fondamentale". Fondamentale, così come fondamentale resta la loro richiesta di risposte: "Perché Vibo è ferma? A Cosenza la Did è già firmata e noi non siamo stati neanche convocati e così restiamo 100 passi indietro, mentre ad esempio negli Uffici della Procura, dove c'è un dirigente che segue l'iter, i tirocini sono partiti". Un'altra domanda, poi, riguarda il numero dei tirocinanti assegnati. Non si capisce perché solo a Vibo si siano ridotti: "Fino alla penultima graduatoria eravamo 45, poi siamo rimasti 29 e non abbiamo capito ancora cosa sia successo".
