chi giorni dal consiglio comunale aperto del 20 aprile, torna al centro del dibattito il caso dell’araucaria abbattuta a Pizzo Calabro. A intervenire è Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia, che in una lettera aperta alla cittadinanza ricostruisce alcuni passaggi emersi durante l’assise pubblica e pone una serie di interrogativi sulla gestione della vicenda.

«A fronte di un bene distrutto come bene paesaggistico e monumentale, la chiarezza procedimentale e la fermezza della reazione istituzionale sono fondamentali», si legge nel documento, in cui l’associazione riconosce comunque l’importanza del confronto pubblico e delle informazioni fornite dall’amministrazione comunale e dall’ufficio legale.

Ma è proprio da quanto emerso in quella sede che nascono le perplessità. In particolare, Italia Nostra richiama l’attenzione su una comunicazione predisposta il 18 marzo dall’ufficio legale del Comune, con cui si disponeva di non procedere al taglio dell’albero. «Tale missiva non è partita, né via Pec né in altro modo», evidenzia l’associazione, sottolineando come l’intenzione di abbattere l’araucaria fosse stata già esplicitata il giorno precedente.

Da qui la prima domanda: «Perché non è partito quell’ordine di non tagliare l’araucaria, visto che tale intenzione era stata espressa in maniera così esplicita?». Un interrogativo che si affianca a un secondo punto critico, relativo all’assenza di controlli sul posto nei giorni successivi. «Perché la polizia municipale non presidiò l’araucaria, da giorno 17 marzo?», viene chiesto nella lettera.

Dubbi anche sulla gestione delle ore decisive del 30 marzo, quando l’albero è stato tagliato. «Perché, a taglio iniziato, esso si bloccò definitivamente solo poco prima delle ore 9:50, sebbene la prima segnalazione fosse giunta già intorno alle 7:30?», prosegue Italia Nostra, evidenziando come in quel lasso di tempo il danno sia diventato irreversibile.

L’associazione avanza anche una riflessione più ampia sulle possibili cause di quanto accaduto: «Perché nessuno credette che si sarebbe tagliato per davvero quell’albero? Perché si ebbe timore reverenziale? O solo timore?».

Quesiti che restano aperti mentre la vicenda è stata già trasmessa alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Italia Nostra auspica che si faccia piena luce su responsabilità e passaggi amministrativi, ribadendo la necessità di una tutela più efficace del patrimonio ambientale e paesaggistico del territorio.