Vibo, testimone aggredito fuori dal Tribunale. Udienza rinviata
Lite fra l'imprenditore Pietro Lopreiato e Bruno Di Leo nel parcheggio del nuovo Tribunale. Indaga la polizia. Escluso un collegamento con il processo
Pietro Lopreiato di Sant'Onofrio, testimone principale del processo “Talitha Kum” contro il clan Bonavota, è dovuto ricorrere questa mattina alle cure dei sanitari del Pronto soccorso dell'ospedale di Vibo Valentia dopo una lite in cui è rimasto coinvolto unitamente a Bruno Di Leo, 61 anni, pure lui di Sant'Onofrio, noto alle forze dell'ordine e zio di Domenico Di Leo, quest'ultimo ucciso nel luglio 2004 e per il cui omicidio il 12 gennaio scorso è stato arrestato Francesco Fortuna, ritenuto elemento di spicco del clan Bonavota. La lite, finita in una scazzottata, ha avuto quale "teatro" il parcheggio del nuovo Tribunale di Vibo Valentia, sito in via Lacquari. Lopreiato doveva deporre stamane quale teste e parte offesa nel processo nato dall'operazione antimafia "Talitha Kum" che vede sul banco degli imputati Domenico Bonavota, Domenico Cugliari e Giuseppe Barbieri. La polizia, che sta conducendo indagini sull'accaduto, esclude alcun collegamento fra la lite ed il processo. L'episodio, reso noto in aula dall'avvocato dell'imprenditore Pietro Lopreiato, parte civile nel processo, ha costretto in ogni caso i giudici del Tribunale collegiale a rinviare l'udienza a causa dell'assenza della parte offesa Lopreiato, chiamato proprio oggi a rendere il suo esame in aula. Il processo - che vede gli imputati rispondere di estorsione aggravata dal metodo mafioso (pretesa di cessione da parte della cooperativa di 500 litri di olio gratis all'anno) - è stato pertanto rinviato al 16 marzo prossimo.
Essendo l'aggressione un reato punibile solo a querela di parte, la polizia attende ora di conoscere le versioni sull'accaduto che forniranno Lopreiato e Di Leo.
