Diplomi venduti nel Vibonese, Riesame valuterà posizione di padre e figlia
L'inchiesta "Diacono", che ha scoperto un presunto giro di attestati venduti nel Vibonese (compresi i 24 Cfu per l'insegnamento e lauree triennali), va avanti sia in ambito scolastico che giudiziario. A livello regionale, in particolare, non si è fermato l'interesse del Governo per la vicenda: nei giorni scorsi tre ispettori del ministero dell’Istruzione, infatti, hanno controllato atti e documenti negli uffici della Direzione scolastica regionale della Calabria, nel corso di una visita ispettiva; la stessa dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Maria Rita Calvosa, inoltre, è stata sospesa dalle sue funzioni e il Ministero ha mandato, al vertice dell’Istruzione calabrese, il capo dipartimento Giovanna Boda e il dirigente Stefano Versari.
Anche il procedimento giudiziario non è fermo. Il Tribunale di Catanzaro ha infatti disposto, per il prossimo 23 marzo, il Riesame in video conferenza di Michela Licata (21 anni di Vibo Valentia, attualmente detenuta nel carcere di Reggio Calabria, difesa dagli avvocati Giuseppe di Renzo e Giovanni Vecchio) e di Davide Pietro Licata (52 anni, attualmente detenuto nel carcere di Vibo Valentia, difeso sempre dagli avvocati di Renzo e Vecchio). I legali dei due indagati, padre e figlia, puntano in questa fase a ottenere la scarcerazione dei propri assistiti tramite la riforma della misura cautelare di cui sono destinatari.
Secondo l'accusa i due avrebbero fatto parte di un'associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione. Nello specifico, secondo gli inquirenti, Davide Licata sarebbe stato il capo-promotore dell'organizzazione, mentre Michela Licata avrebbe avuto il ruolo di organizzatrice.
Sempre il 23 marzo ci sarà il Riesame anche di Dimitri Licata, 42 anni, difeso dagli avvocati Diego Brancia e Francesco Sabatino.
