Secondo l'accusa gli imputati avrebbero certificato di essere a lavoro all'interno dell'Azienda sanitaria provinciale mentre si occupavano di attività extraistituzionali beccandosi due stipendi

Avrebbero attestato il falso, dichiarando di essere presenti sul posto di lavoro, mentre in realtà si sarebbero occupati di attività extraistituzionali. Il gup del Tribunale di Catanzaro Giovanna Gioia ha rinviato a giudizio cinque dirigenti medici dell’Asp del capoluogo calabrese, accusati di truffa. Si tratta di Curzio Ceniti, Emma Annarita Ciconte, Bernardo Cirillo, Giuseppe Donati e Anna Rita Falvo. Secondo le ipotesi accusatorie, originariamente formulate dal pm Domenico Guarascio, titolare del fascicolo e avallate in aula dal collega Vito Valerio, avrebbero attestato di svolgere attività istituzionale all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale, come rilevato sia dai fogli di presenza giornaliera che dal relativo badge e invece nello stesso tomo di ore in cui si sarebbero dovuti trovare nelle rispettive scrivanie dell’Ente, avrebbero svolto incarichi di consulente tecnico di parte, di arbitro o di consulente tecnico di ufficio, traendo in errore l’Asp. In sostanza avrebbero percepito indebitamente l’intero stipendio di dirigente medico, comprensivo delle ore in realtà non lavorate e dei buoni pasto ottenuti indebitamente, procurandosi un ingiusto vantaggio patrimoniale a danno dell’Azienda sanitaria provinciale e in più avrebbero ottenuto la retribuzione erogata dai vari committenti pubblici e privati per gli incarichi extraistituzionali svolti. Il prossimo 27 novembre davanti al Tribunale monocratico  inizierà il processo, nel corso del quale gli avvocati difensori Saverio Loiero, Vittoria Aversa, Maria Irene Rotella, Stefania Mantelli, Massimo Gimigliano cercheranno di smontare le ipotesi accusatorie. (ga. pa.)