'Ndrangheta stragista, udienza rinviata: si indaga sui legami tra i Piromalli e i Graviano
La Corte d'assise d'appello riapre il dibattimento sulle stragi dei Carabinieri. Al centro del processo le intercettazioni del boss "Facciazza" che definisce i capimafia di Brancaccio «ragazzi seri»
Nuova svolta nel processo d’appello bis sull'inchiesta "'Ndrangheta stragista", il procedimento che punta a fare luce sul ruolo di mandanti ricoperto da Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone negli attentati ai Carabinieri del 1994. La Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria ha ufficialmente riaperto l'istruttoria dibattimentale, accogliendo le richieste della Procura Generale.
L’ombra dei Piromalli e le intercettazioni
Il cuore della prossima fase processuale sarà l’approfondimento di alcuni contenuti emersi dall’indagine "Res Tauro". Il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo ha ottenuto la convocazione per il prossimo 5 febbraio del tenente colonnello Diego Berlingeri, comandante dei Carabinieri del ROS. L'ufficiale dovrà riferire su una conversazione intercettata del boss Giuseppe Piromalli, detto "Facciazza", arrestato nei mesi scorsi.
Nelle registrazioni del 2022, Piromalli esprimeva parole di profonda stima verso Filippo e Giuseppe Graviano, definendoli «due fratelli seri» e indicandoli come i veri eredi della linea di comando di Cosa Nostra dopo la cattura di Totò Riina. Per analizzare con precisione queste affermazioni, la Corte ha già disposto il conferimento dell'incarico a un perito per la trascrizione integrale dei file audio.
L’attendibilità dei collaboratori
Oltre ai nuovi elementi investigativi, i giudici si sono pronunciati sull'acquisizione di atti riguardanti alcuni pentiti storici: Nino Lo Giudice, per il quale sono state ammesse le sentenze che valutano la sua attendibilità, inclusa la condanna definitiva per calunnia rimediata a Firenze e Consolato Villani, rispetto al quale è stata rigettata l'acquisizione di un memoriale in cui il pentito denunciava presunte intimidazioni da parte di Graviano, sotto forma di richieste di risarcimento danni per le testimonianze rese in aula.
Il processo, che deve fare giustizia per gli omicidi degli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, prosegue dunque nel tentativo di ricostruire le alleanze criminali che hanno insanguinato l'Italia negli anni delle stragi.
