Anche a Vibo Valentia le “Giornate FAI per le scuole”, il grande evento nazionale del Fondo Ambiente Italiano dedicato al mondo della scuola. Un’esperienza di educazione tra pari (visitatori e Apprendisti Ciceroni) per scoprire il nostro patrimonio di storia, arte e natura.
La caratteristica principale di queste giornate di apprendimento e di formazione da vivere al di fuori degli edifici scolastici, è che ad accogliere e a spiegare i beni visitati sono stati proprio dei coetanei dei visitatori, gli Apprendisti Ciceroni appunto, giovani appositamente preparati dai volontari FAI e dai loro docenti.
A Vibo Valentia, grazie alla disponibilità del direttore del Museo Archeologico Statale Vito Capialbi, Maurizio Cannatà, la Delegazione FAI, guidata da Giovanna Congestrì, ha aperto le porte del castello medievale di Vibo Valentia, voluto dall'Imperatore Federico II di Svevia nel XIII secolo a difesa della città, al cui interno è conservata una delle collezioni archeologiche più ricche e importanti della Calabria, che racconta ai visitatori la millenaria storia antica della città e del suo territorio, dall'età greca (Hipponion) a quella romana (Vibona Valentia) e medievale (Monsleonis).
Gli Apprendisti ciceroni, una trentina di studenti del Liceo Classico Michele Morelli, guidati dalla delegata vibonese Fai Scuola, Bianca Cimato, partendo dall’osservazione dei reperti custoditi nel museo, hanno sviluppato i loro racconti seguendo le linee indicate dal FAI Nazionale che puntavano soprattutto sull’Agri-Cultura (la cultura legata all’agricoltura), per poi focalizzare il discorso su base locale, partendo dai reperti collocati nelle bacheche del museo, che hanno permesso agli studiosi di capire le modalità di produzione e commercializzazione delle derrate stesse al tempo dei romani, da qui il titolo delle Giornate Fai Vibonesi: “De Re Rustica: l’agricoltura al tempo dei Romani”.
Sono stati circa 200 gli studenti che hanno approfittato di questa straordinaria opportunità appartenenti a due dei licei cittadini, ma se il maltempo avesse consentito una tregua molti di più sarebbero giunti per ammirare le bellezze di questo museo che ospita al piano superiore la collezione Capialbi, con le sue preziose ceramiche e il ricco monetiere, quindi nella grande sala le offerte votive dei santuari di età greca, soprattutto quello di località Scrimbia, con la collezione di ceramiche e soprattutto le rare e preziose armi in bronzo; quindi, nella torre Sud, il corredo della tomba 19, una sepoltura degli inizi del IV secolo a.C., al cui interno fu rinvenuta la celebre e preziosissima “Laminetta Aurea” con testo orfico, una delle testimonianze epigrafiche più importanti di tutta la Magna Grecia, per giungere infine alla parte dedicata alla cultura romana, con una ricca collezione statuaria tra cui spiccano il ritratto di Marco Agrippa e un busto femminile in basanite di età Giulio-Claudia.