Ripristinare il voto disgiunto, «sancendo così l’autonomia tra l’elezione del presidente della Regione e il Consiglio regionale»; abbassare la soglia di sbarramento al 3per cento sia per le liste che per le coalizioni, «superando così il disequilibrio causato dall’attuale normativa che prevede l’assegnazione di seggi alle liste che superino il 4per cento sul territorio regionale, collegate ad una lista regionale che superi l’8 per cento dei voti.

Sono queste le principali modifiche all’attuale Legge elettorale regionale contenute nella proposta di riforma avanzata dai consiglieri regionali Antonio Lo Schiavo (Gruppo misto) e Raffaele Mammoliti (Pd), che depositata a dicembre scorso sta seguendo speditamente l’iter previsto.

Esaminata dalla competente commissione Affari istituzionali, Affari generali e normativa elettorale nel corso dell'ultima seduta, e dai verbali della seduta emerge in maniera chiara che tutti i presenti hanno manifestato l'interesse ad avviare sul punto un percorso di approfondimento anche attraverso l'istituzione di un gruppo di lavoro ad hoc e avvalendosi del supporto dei competenti uffici del Consiglio regionale (come ha proposto il consigliere Giuseppe Graziano). I commissari, poi, hanno convenuto che ogni eventuale modifica alla legge elettorale debba avvenire nella giusta tempistica e non a ridosso delle elezioni. Su proposta della presidente di Commissione Luciana De Francesco, si è quindi stabilito un rinvio finalizzato "a un approfondimento in un tavolo di lavoro per giungere all'elaborazione di un testo condiviso".

«In una fase ancora caratterizzata dal qualunquismo e antipolitica, tant'è che oltre il 50 per degli elettori non si reca alle urne – hanno dichiarato Lo Schiavo e Mammoliti -, assistiamo ad una crisi della rappresentanza e della partecipazione democratica senza precedenti. Per tale ragione occorre aprire una vera e propria stagione di riforme per la Regione. Condividere le regole della democrazia è essenziale per imprimere quel necessario cambiamento dopo 50 anni di regionalismo. Si avvia dunque attraverso questi primi passaggi una vera azione riformatrice per la Calabria, superando definitivamente quella concezione di una vetusta oligarchia politica che intendeva tenere la partecipazione popolare fuori dalle istituzioni, stabilendo una soglia di sbarramento che non esiste in nessun'altra regione (pari all'8 per cento), mentre in Parlamento si entra con il 3 per cento. Queste proposte rappresentano dunque una vera rivoluzione culturale, istituzionale e democratica per la Calabria e in tale direzione animeremo anche nei territori e con tutte le forze politiche, sociali e produttive, un approfondito confronto».