'Ndrangheta nel Vibonese, Marisa Manzini: "Così i clan tengono in ostaggio il territorio" (VIDEO)
"'Ndrangheta. informazione, omertà. Quanto la forza della parola fa tremare i clan". E' stato questo il tema dell'intervista al procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini, ospite del terzo anniversario della fondazione di Zoom24. Il magistrato, che ha firmato alcune delle inchieste più importanti della storia giudiziaria vibonese, ha risposto alle domande del direttore Mimmo Famularo e del giornalista Tonino Fortuna. Si è partiti dal titolo del libro scritto proprio dal magistrato di origini piemontesi ma ormai calabrese d'adozione che in circa 150 pagine riassume oltre un decennio di lotta alla 'ndrangheta nel Vibonese attraverso la storia delle donne e degli uomini che si sono ribellati rompendo il codice del silenzio.
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"Fai silenzio ca parrasti assai". Un libro che parte dalle minacce rivolte nell'aula bunker del Tribunale di Vibo nel corso di un'udienza del processo "Black Money" da Panteleone Mancuso, alias "Scarpuni" proprio alla Manzini. "Fai silenzio ca parrasti assai" sono le parole pronunciate dal boss e anche quelle che danno il titolo al libro. All'auditorium della Chiesa Nuova di Vibo Marina si è partiti proprio da qui e nel corso dell'intervista Marisa Manzini ha spiegato come la ‘ndrangheta tiene in ostaggio e mette in ginocchio il territorio calabrese, più specificatamente, vibonese. Il procuratore aggiunto di Cosenza ha raccontato storie, aneddoti, retroscena ma ha anche lanciato messaggi di speranza. Un cambiamento è ancora possibile, ma deve partire dai giovani, destinatari del suo libro, "gli unici - spiega ancora la Manzini - in grado di poter capire gli errori e i fallimenti dei loro genitori, così da poter rilanciare quella che a volte può sembrare una battaglia persa".
