Mario Draghi l ‘intoccabile, benedetto e osannato dalle nobili istituzioni, continua a dettare le sue regole con delicata ed elegante, ma in realtà arrogante sicurezza. Li detta con cadenza giornaliera ai “migliori” del suo governo, gente sistemata su comode poltrone; ai partiti che lo sostengono e sotto sotto forse anche a chi non lo sostiene; ai magnifici sottocoda di ogni stagione e ai parlamentari che non decidono nulla, molti dei quali ambiscono solo a portare a compimento la legislatura, ovvero gli agi, lo stipendio e la prima fila dove li riconoscono e li fanno ancora sedere.

Facciamo, quindi,  attenzione a non  “calarci”, in questa epoca di apparenze e di bugie a go go,  quello che ci dice la grande  televisione. A non “calarci” quello che ci dicono i commentatori politici di sangue blu e i loro sfavillanti allievi.  A non “calarci” le balle sublimali che ci raccontano ogni giorno quando ci sussurrano   con gentilezza maligna che stanno lavorando per il bene del paese.  La verità, amici lettori,  non è questa. La verità è che questo altro non è che il governo dei potentati.  Un governo, con un uomo solo al comando, che decide e non ascolta nessuno. Ma questa non è affatto una novità. Solo che ogni tanto ricordarlo non guasta

Un esempio lampante è quello relativo alle pensioni.  Draghi ha già deciso con la sua formuletta del 102, 103 e 104 di non riformare nulla.   Salvini  che  in questi giorni  sta facendo la voce grossa alla fine vedrete che accozzerà e i sindacati che non ci stanno al di là di qualche comunicato di netta contrarietà non muoveranno foglia. La regola oggi è una soltanto. Il futuro del paese non può permettersi nessuna forma di  instabilità.  Ed è con questo ritornello che per l’ennesima volta ci fregheranno tutti di brutto. I poveri cristi rimarranno tali e gli ultimi potranno solo sperare di guadagnare qualche posizione nel Paradiso. Forse.