"L’anno scorso ci aspettavamo una stagione influenzale di media intensità e, invece, si è visto, è stata la peggiore epidemia degli ultimi 15 anni. Una lezione che non dobbiamo dimenticare". Parla Fabrizio Pregliasco, virologo ricercatore nel dipartimento di scienze biomediche dell’Università di Milano, e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi.

Come giudica l’influenza in arrivo?
«Le previsioni seguono l’andamento stagionale visto in Australia e Nuova Zelanda, dove circola soprattutto il virus AH1N1. C’è però l’incognita virus B, che può innalzare il numero dei casi».

Perché non si può stare tranquilli?
«Molto dipende dal meteo: se l’inverno sarà più lungo e freddo sicuramente ci saranno molti più malati».

Cosa fare per cautelarsi?
«Coprirsi bene, evitare gli sbalzi di temperatura, lavare le mani e ricorrere al vaccino antinfluenzale. È un salvavita».

Eppure la vaccinazione a volte sembra lasciare il tempo che trova.
«Negli anziani e nei malati cronici attenua i sintomi anche quando non riesce a scongiurare del tutto la malattia».

E quando poi questi si ammalano? 
«In caso di contagio non bisogna fare gli eroi, il riposo a casa rimane un’arma fondamentale per aiutare l’organismo a sconfiggere i virus».

Quanti saranno quelli costretti a letto con la febbre?
«Non meno di 5 milioni di italiani per influenza. Altrettanti saranno colpiti dalle cosiddette sindromi parainfluenzali».

Che cosa significa sindrome parainfluenzale? 
«Malessere determinato da uno o più dei 262 virus in circolazione, non solo in inverno. Colpa degli alti e bassi del clima. Secondo statistiche di istituti specializzati, ci sono già adesso 80mila italiani a letto con forme virali che richiamano quelle influenzali, con febbre e riniti, mal di gola e tosse, e si arriverà presto a 120mila».

Come possiamo difenderci?
«Abbiamo rimedi come il brodo caldo, tè e tisane, spremute, vino cotto, latte bollente con miele. Gli antibiotici combattono solo batteri. Influenza e raffreddore sono dovute a virus, per cui gli antibiotici sono inutili e non vanno presi».

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