Nega l'estorsione del clan Piromalli, il pm accusa di falsa testimonianza l'imprenditore
Sentito come testimone Carlo Guinicelli ha detto di non avere mai ricevuto richieste di denaro, ammesse invece dalla ex moglie
Ci sono imprenditori che preferiscono essere indagati per falsa testimonianza anziché mettersi contro il clan Piromalli. È avvenuto in passato ed è successo anche nell’aula bunker del Tribunale di Palmi. Il proprietario del capannone dato alle fiamme l’8 agosto 2017 nell'area industriale di Gioia Tauro, Carlo Guinicelli, è stato chiamato a testimoniare nel processo “Atlantide” dal sostituto procuratore della Dda Giulia Pantano. E alla fine dell’udienza il pm ha chiesto e ottenuto dal Tribunale l’invio degli atti in procura per Guinicelli, accusato di falsa testimonianza.
Non è successo niente L’imprenditore ha negato tutto: di avere mai ricevuto richieste estorsive, di avere parlato con la ex moglie degli uomini che si sarebbero presentati a nome dei Piromalli. Le sue “amnesie” non sono state scalfite neanche dalla lettura di una intercettazione ambientale nella quale l’uomo parlava con la sua ex facendo nome cognome di chi gli aveva chiesto i soldi, Cosimo Romagnosi (difeso dagli avvocati Domenico e Giuseppe Alvaro) e dalla sua volontà di chiedere aiuto a Gioacchino Piromalli detto “l’avvocato”.
La vicenda EcoRad Alla sbarra nel processo “Atlantide” alcuni dei presunti accoliti della cosca Piromalli accusati di omicidi, tentati omicidi e una serie di altri delitti tra i quali l’estorsione. E proprio su una presunta richiesta estorsiva era stato chiamato a testimoniare l’imprenditore Guinicelli, proprietario della EcoRad, azienda che si occupa ritiro e conferimento di rifiuti non pericolosi nell’area industriale di Gioia Tauro. Prima dell’imprenditore ha testimoniato Rosanna Pedullà, ex moglie di Guinicelli. Una testimonianza sofferta quella della donna, apparsa molto impauriti e trinceratasi nella prima parte dell’udienza dietro un muro di «non ricordo» andato piano piano sgretolandosi davanti alle dichiarazioni circostanziate, e lette in aula dalla pm, che la Pedullà aveva rilasciato ai carabinieri di Gioia Tauro tre anni fa.
L'ammissione Ha ammesso tutto la Pedullà, delle discussioni con suo marito, della sensazione di essere seguita da Romagnosi nelle settimane dopo i colpi di pistola sparati contro l’azienda del marito, primo atto intimidatorio avvenuto 2014, alla discussione in auto sulla richiesta estorsiva. «Mia moglie può dire quella che vuole – ha dichiarato subito dopo Guinicelli – non ho avuta nessuna richiesta estorsiva, non conosco Romagnosi e non posso dire se l’incendio del mio capannone sia doloso, nessuno me l’ha detto». Tanto è bastato al pm Pantano per chiedere ed ottenere dal Tribunale l’invio degli atti in procura per Guinicelli.
