'Ndrangheta stragista, ergastolo confermato per gli imputati (NOMI)
Si chiude il processo d'appello bis disposto dalla Cassazione. La Corte d'Assise d'Appello ha condannato i due ritenendoli mandanti degli attentati ai carabinieri nel Reggino tra il 1993 e il 1994
Si è concluso con la condanna all'ergastolo di Giuseppe Graviano, ritenuto esponente del mandamento mafioso di Brancaccio, e di Rocco Santo Filippone, indicato come espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro, il processo d'appello bis denominato "'Ndrangheta stragista". La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria, presieduta da Angelina Bandiera, con a latere Caterina Asciutto.
I due imputati sono stati riconosciuti responsabili, quali mandanti, degli attentati contro i carabinieri avvenuti nel Reggino tra il 1993 e il 1994, inseriti dagli inquirenti nella strategia stragista che, il 18 gennaio 1994, costò la vita agli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.
Il nuovo giudizio era stato disposto dalla Corte di Cassazione che, nel dicembre 2024, aveva annullato con rinvio le precedenti condanne per i reati di omicidio, pur confermando per Filippone quella per associazione mafiosa. Secondo la Suprema Corte, pur risultando provata l'esistenza della strategia stragista condivisa tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta nei primi anni Novanta, era necessario un nuovo esame sulla responsabilità dei due imputati in qualità di mandanti del duplice delitto.
L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sotto la guida del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, ha ricostruito uno dei capitoli più drammatici della stagione delle stragi mafiose. Al termine del processo, la Corte ha accolto la richiesta della Procura generale, rappresentata dallo stesso Lombardo, confermando di fatto la decisione già emessa nel 2020 dalla Corte d'Assise reggina.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. Solo dopo averne preso visione, i difensori degli imputati potranno decidere se proporre un nuovo ricorso in Cassazione.
