Il feretro di Papa Francesco, prima della chiusura della bara, è stato curato da un giovane proveniente da Lago, centro della provincia di Cosenza. Si chiama Placido Fois e lavora nella Città del Vaticano. A lui è stato affidato il delicato incarico di curare il feretro di Francesco con la semplicità che aveva chiesto il papa.

Grande soddisfazione nel piccolo comune del cosentino per la scelta di Placido Fois, che si è visto così riconoscere la sua professionalità e la notevole dedizione al lavoro: «In un momento di profonda commozione – si legge in un post del Comune – per la Chiesa e per il mondo intero, la professionalità e la dedizione del nostro restauratore sono state riconosciute e scelte per un compito tanto delicato quanto storico. Questo rende orgogliosa tutta la nostra laboriosa comunità. Lago era presente in un momento di grande significato, portando il proprio contributo ad un’opera destinata a rimanere nella storia. Questo testimonia, ancora una volta, come il nostro Comune abbia saputo esportare nel mondo eccellenze di altissimo livello».

Quello di restauratore presso il Vaticano è una professione di particolare valore artistico, oltremodo delicata. La bara di Francesco è in semplice legno. Sul coperchio c'è una croce bianca, lo stemma episcopale e il suo motto «Miserando atque eligendo», «Perdonando e scegliendo», scelto da Francesco da un passo del Vangelo.

Prima di sigillare la bara, il cerimoniere vaticano, l'arcivescovo Diego Giovanni Ravelli, ha posto un velo di seta sul volto del Papa. Nella bara è stato anche lasciato un sacchetto con le monete coniate durante il pontificato di Francesco. Inoltre è stato anche inserito il rogito che riassume la storia della vita del papa, dall'infanzia in Argentina, fino alla nomina cardinale di Buenos Aires. Infine l’elezione a papa.