Roma, 17 novembre 2020 - Si avvicina venerdì, quando i nuovi dati sui contagi potrebbero far rivedere al governo i colori di alcune Regioni. Zona rossa, arancione o gialla? La speranza di alcuni governatori è che la stretta cominci a farsi sentire sui parametri e dunque si possa cominciare a ragionare su una fascia migliore. Comunque vada, però, il cambio non dovrebbe essere immediato.

Le richieste delle Regioni

La prima richiesta delle Regioni, che stamattina hanno partecipato al confronto con il governo, è semplificare il metodo di valutazione, limitando al massimo a 5 parametri, chiari e incontrovertibili, forse già prima della ‘pagella sanitaria’ di venerdì. Attualmente, i parametri che decidono il colore di una regione sono ben 21. Lo schema attuale è stato apertamente criticato dal numero uno delle Marche, Francesco Acquaroli, che teme, “se rimarrà lo schema giallo arancione rosso, un'epidemia che si ferma e riparte più volte, che fa su e giù con la curva”.

Cambio colore, quando si può chiedere

Attualmente, per abbassare l’allerta in una regione – passando dalla zona rossa all’arancione alla gialla e infine alla verde (in cui al momento non si trova nessun territorio - servono, di fatto, quasi tre settimane. Il meccanismo dell’ultimo Dpcm prevede infatti che la richiesta di ‘cambio di colore’ può avvenire dopo una settimana dall’entrata in vigore, ma poi ne servono altre due di dati che giustifichino il passaggio. Quindi, per dire, Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta, che hanno subito la stretta dal 6 novembre, potrebbero uscire dalla zona rossa il 27 novembre. Sempre, ovviamente, che i parametri del contagio autorizzino all’ottimismo. CONTINUA A LEGGERE QUI