'Ndrangheta a Laureana di Borrello, in 48 davanti al gup. Fissata l'udienza preliminare
Il 2 ottobre davanti al gup di Reggio Calabria compariranno i presunti appartenenti alle cosche "Ferrentino-Chindamo e "Lamari". A processo anche l'ex assessore Lainà
di FRANCESCO ALTOMONTE
Sono 48 gli indagati che il 2 ottobre prossimo compariranno davanti al gip distrettuale di Reggio Calabria per l'udienza preliminare del procedimento denominato "Lex". L'inchiesta della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha smantellato lo scorso anno le cosche che operano sul territorio di Laureana di Borrello. Il 24 maggio scorso, il sostituto procuratore della Dda reggina Giulia Pantano, che ha coordinato le indagini insieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci, ha notificato il decreto di conclusioni delle indagini. Indagini che portano all'arresto, tra l'altro, dell'allora assessore comunale di Laureana di Borrello Vincenzo Lainà e al consegunte scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune della Piana di Gioia Tauro.
Verso il processo. Dopo avere chiuso il cerchio delle indagini, quindi, la Dda punterà al processo per il 48 indagati nell'inchiesta sulle cosche "Ferrentino-Chindamo" e "Lamari". Tanti i reati contestati. Si va dall'associazione mafiosa, concorso esterno, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, danneggiamenti, lesioni personali gravi, frode sportiva, intestazione fittizia di beni, incendio, tutti aggravati dal metodo e dall'agevolazione mafiosa. Il blitz scattò il 3 novembre dello scorso anno.
L'inchiesta. L'indagine, svolta dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro- all'epoca guidati dal maggiore Francesco Cinnirella- avrebbe fatto luce su una serie di episodi avvenuti a Laureana di Borrello a partire dal mese di giugno del 2014. Elementi che per l'antimafia reggina denotavano l'operatività delle due cosche, spesso in contrasto tra di loro. Ricordiamo che Laureana di Borrello, alla fine degli anni '90, fu teatro di una delle faide più sanguinose della storia criminale calabrese. Fatti di sangue accertati nel maxi-processo denominato "Piano verde".
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