Sarà necessario un nuovo processo d'Appello a Catanzaro per decidere sul delitto commesso il 19 gennaio 2013 all'interno del bar "Reventino"

[banner no]

Aveva inflitto il massimo della pena - l'ergastolo - il gup di Lamezia Terme per il delitto commesso il 19 gennaio 2013 all’interno del bar “Reventino”. La sentenza era poi stata confermata dalla Corte d'Assise di Appello di Catanzaro. Il processo vedeva imputati Domenico Mezzatesta e il figlio Giovanni Mezzatesta.

L’azione omicidiaria ai danni dei lametini Francesco Iannazzo, 29 anni, e Giovanni Vescio, di 36 anni è stata ripresa dalle telecamere collocate all’interno ed all’esterno del bar che hanno immortalato Mezzatesta Domenico mentre, nel corso di una discussione animata con le vittime, ad un certo punto ha estratto una pistola esplodendo numerosi colpi al loro indirizzo causandone la morte.

Decollatura delitto

Mezzatesta Giovanni, ex vigile urbano di Decollatura, dal suo canto, impugnando anch’egli un’arma, è intervenuto a sostegno dell’azione posta in essere dal padre.

I difensori di Mezzatesta Domenico (avvocati Francesco Lojacono e Giovanni Aricò) e del figlio Giovanni (Avvocati Pagliuso e Lojacono) hanno eccepito e sostenuto le loro tesi davanti alla Corte di Cassazione, che ha alla fine accolto le relative censure annullando la sentenza di condanna e disponendo un nuovo giudizio. In  particolare, i difensori si sono battuti per evidenziare l’insussistenza nel delitto dell’aggravante della premeditazione.

Mezzatesta

La tesi sostenuta dalle difese è che l’azione omicidiaria sia da ricondursi al dolo d’impeto, e cioè ad una improvvisa esplosione di uno stato d’ira sedimentato nel tempo, originato da una serie di gravi e reiterate vessazioni che i due Mezzatesta avrebbero subito da parte delle vittime.

Le parti civili, che avevano sollecitato la conferma delle condanne, erano rappresentate dagli avvocati Veneto, Canzoniere, Andricciola, Gallo e Larussa. (red 2)