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La terra viene smossa palmo dopo palmo, tra vegetazione fitta e terreni impervi. A Briatico tornano le ricerche dei carabinieri in un’area segnata da anni dal fenomeno delle “lupare bianche”, nel tentativo di restituire un nome e un luogo a due storie rimaste senza risposta. Lo scrive “Gazzetta del Sud”.

Le operazioni, supportate da elicotteri e unità cinofile, si concentrano su due casi emblematici del Vibonese: quello di Valentino Galati, scomparso nel 2006 a soli 19 anni, e quello di Massimo Stanganello, svanito nel nulla nel 2008. Due vicende diverse ma unite da un destino comune, che gli inquirenti collocano nel contesto della criminalità organizzata locale.

Galati, originario di Filadelfia ed ex seminarista, lavorava come custode in un locale di Pizzo. Nel suo computer fu trovata una lettera di scuse indirizzata a un presunto esponente di spicco della criminalità, elemento che ha rafforzato nel tempo l’ipotesi di una condanna già scritta. Stanganello, invece, scomparve da Vibo Marina dopo essere salito su un’auto insieme ad altre persone, senza fare più ritorno.

Secondo le ricostruzioni investigative, alla base delle due sparizioni ci sarebbero presunte violazioni dei codici interni alla ’ndrangheta, in particolare legate a rapporti personali ritenuti inaccettabili. Un’“onta” da cancellare con l’eliminazione fisica e la scomparsa dei corpi, secondo una logica che nega alle famiglie anche la possibilità di una sepoltura. Il territorio vibonese è da anni considerato uno dei principali scenari italiani delle cosiddette “lupare bianche”, con decine di casi irrisolti. Il massiccio dispiegamento di forze in queste ore lascia intendere la presenza di nuovi elementi investigativi, forse legati a recenti dichiarazioni o sviluppi delle indagini coordinate dalla Procura di Vibo Valentia e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Le ricerche proseguono nel massimo riserbo, con l’obiettivo di fare luce su vicende che da troppo tempo attendono verità.